sabato, 03 giugno 2006

Se in questi giorni, passando sotto i portici, la mattina non troppo presto, vedete una che se ne va in giro canticchiando “Siamo i tre pagliacci Ciccio Ciocci e Ciacci”, be’, quella sono io.

L’infanzia, quando arriva arriva.

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giovedì, 01 giugno 2006

Dev’essere bello, per un blog, dico. Avere dei lettori. Io invece ho un blog, e per il momento di lettori, ne ho ben pochi. Non si può avere tutto. Del resto, se le aggiornassi, queste pagine, forse la situazione migliorerebbe. Ma ci ho messo talmente tanto a decidere di aprire un blog che non posso mettermi certo lì a pensare ad aggiornarlo, o a ricordarmi dei lettori.

Che poi, sono due.

Perché non l’ho mica detto a nessuno, che c’ho un blog. Solo a questi due qui.

Uno è il mio unico Amico Con Biglietto da Visita. Mica una cosa qualunque, un vero biglietto da visita. Di quelli che “Buongiorno, tanto piacere, le lascio il mio biglietto da visita”. Scritto davanti e dietro. Da una parte italiano, dall’altra inglese. Per fortuna sua, senza foto. Ma bello, carta che fruscia tra le mani, disegno elegante. Spero che sia contento, del suo foglio con su il numero di telefono, e il titolo di studio, e l’e-mail. Ma secondo me, quel mio amico lì, è più contento perché finalmente può giocare con dei treni, come aveva sognato da piccolo.

Ce n’era anche uno nel libro cuore, che giocava coi treni. Ma quelli del mio amico, quelli sono VERI. Per farli andare ci vogliono piste grandi come città. E oltre al telecomando, questi treni c’hanno pure progetti, finanziamenti e capufficio spaccamaroni.

L’altra persona che legge questo blog ha perso il nome proprio subito dopo avermi conosciuto. E’ passato da uno di quei nomi brevi, ma decisi, e anche simpatici, ad essere chiamato con un nome comune, femminile per di più. Che non dev’essere stato proprio piacevole. Poi, siccome non ero ancora contenta, ho preso le nostre vite e le ho mescolate. Ci siamo conosciuti, scambiati dischi, libri e tutto il resto. Gli ho proposto film stupidi. Mi ha preparato un sugo alla cipolla. Ho ribattuto, in piena psicosi aviaria, con un orgoglioso piatto di pollo al curry. Abbiamo discusso parecchio e poi preso su e dato un altro giro al tavolo. Perché a volte è come quando tiri i dadi, e mai che ti riuscisse di fare un doppio.

Non è stracazzo facile, fare un doppio.

Ma noi ci si è provato. E ne è valsa la pensa, per la stessa ragione del viaggio, viaggiare. Volevo dirgliele, tutte queste cose. E mi è  sembrata ora di scriverle da qualche parte. Anche se sono i consueti due etti e mezzo di affaracci miei.

Ma tanto, qui dentro, per il momento, non li legge nessuno.
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