domenica, 15 ottobre 2006

allora non fu gentile quell'ultima volta? sì, ma non abbastanza per l'eternità

Questo è quel che dice la lamarque in merito all'ennesimo amore appeso ad un filo, e io ci credo

ma non di amori si parla questo giro. si parla di ultime volte.

l'ultima volta che ho visto un certo bimbo occhiscuri che faceva versi da un letto d'ospedale

e io ne facevo di più con il naso rosso, il camice colorato, le magie e tutto il resto

anche io, come la solita lamarque, non lo sapevo che era l'ultima volta che lo vedevo

(queste cose non si sanno mai)

ed è stata una girandola di scherzi, come tra amici, quel giovedì. lui lo conoscevamo già, con i suoi cinque anni, con gli ultimi 12 mesi a sbattere contro facce serie di medici e finestre di ospedali.

Lui e la sua famiglia con tre fratelli, mamma tonda e colorata come quella che tutti sognano

e il suo sorriso acceso sempre, anche quando gli occhi non si aprono più, schiacciati dal peso delle terapie

siamo stati assieme a ridere della ricotta e delle salsicce, della ministra e dell'acqua che si mescola al vino, male non può fare

curare tutti ad acqua e vino, da domani

inserirlo nei menù dell'ospedale, e subito!

portare in giro il sorriso degli occhiscuri e la voglia di vivere gli scampoli che rimangono liberi tra flebo e visite

voglia di affacciarsi alla finestra e salutare il vicino, smetterla con i musi, fare una sorpresa

le solite personalissime buone intenzioni pomeridiane, come al solito, o forse no

ma oggi è andata che dovevo proprio scrivere di questo nano cinquenne. mi ha fatto ridere, l'ho fatto ridere

ma non sapevo che era l'ultima volta

sennò avrei messo la gonna più bella, avrei fatto più capriole, avrei tirato due funi da un lato all'altro della stanza per farlo andare ancora una volta in altalena

e lo avrei ringraziato per tutto quello che mi ha passato attraverso il suo sputazzo a metà serata, attraverso le dita magiche che hanno colorato i nostri libri clown.

niente lacrime, prego

solo voglia di parlare di lui ancora una volta, prima di tornare a studiare. parlare di bambini che se ne vanno per la loro strada, e lasciano sassolini colorati dietro di sè. non è facile raccontare di morte e di cinque dita aperte per contare gli anni. e allora continuiamo a piantare rose, che magari il loro profumo non arrivi fino al mio piccolissimo amico occhiscuri.

postato da: potaci alle ore 14:26 | Permalink | commenti (2)
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