Mi sa che il post precedente era un po’ poco chiaro, signoramia. “Tornare su” per me significa tornare tra le pieghe del divano di casa dei miei genitori e lasciare per qualche giorno Bologna e la linea dei binari che si intravede dalla finestra del mio appartamento. Dunque, eccomi tornata qui tra i monti, dove l’autunno ce la mette tutta per rendere gli alberi piccoli incendi lungo i bordi delle strade. E devo dire che si sta proprio impegnando, qui, il Signor Autunno. Non ha badato a spese, e ha fatto indossare gli abiti migliori a questo paesaggio aspro, con i contorni segnati a carboncino delle pareti rocciose. Un paesaggio che ti porta a fare discorsi grandi o passeggiate brevi.
Io, ovviamente, ho scelto la seconda opzione.
La mia ora di libertà oggi l’ho trascorsa con lo StupidoCane di casa in giro per l’autunno bellunese.
Ce ne siamo andati in giro un pochino io e lo StupidoCane, tutti e due neri e con la lingua a penzoloni, a calpestare la tanto sospirata terra natia.
E mi è venuto in mente che potevo portarmi a casa una foglia. Non un’idea geniale, si dirà. Però ho pensato che poteva essere un buon modo per ricordarmi del valzer dei colori che c’avevo intorno, portarmi a casa una foglia. Insomma, mi sentivo un po’ in gita, e quando sei in gita cheffai? prendi un souvenir. Non c’erano né maschere in fintacartapesta made in China, né piccoli pezzi di Colosseo sottovuoto da portare a casa, così ho deciso che volevo prendere una foglia. Da mettere in uno dei libri che sto leggendo.
E ce n’erano un sacco, di foglie, lungo la strada. Nobili, popolari, impettite, fragili, spezzate, sospese, allegre, spensierate, oppure umili, oppure stacanoviste, oppure fuori posto, come quelle di una povera palma piantata in mezzo ad un cortile da un giardiniere buontempone.
Ne ho scelta una piccola, che ci stava in una mano. Era ancora attaccata alla pianta, nonostante fosse già gialla e un po’ svogliata, come rassegnata alla sua sorte. Stava attaccata alla pianta, dicevo, e aveva un bel colore giallo uniforme su cui si era posato un po’ di rosso irriverente e qualche puntino nero pensieroso. Non so se è la mia foglia, ecco. Forse è vero che se fai passeggiate così ti vengono per forza, i discorsi grandi. Però so che non è per niente male, per essere una foglia. Si difende, fa il suo dovere, porta avanti quel gran can can di colori che è l’autunno. Dà il suo contributo, una virgola di colore nel mucchio. Ma non è poco, per una cosa che ci sta in una mano.