giovedì, 31 gennaio 2008
Una persona che ha abitato il mio cuore, mi ha detto che se uno scrive solo di sè vuol dire che non ha molti argomenti. Pazienza, mi va bene così, a me mi.
Il fine settimana si avvicina e si infittiscono i pensieri autocentrati, o come si chiamano.
Oggi ho un cielo grigio e di pioggia fuori, e un po' anche dentro.
La precarietà di educatricepallina, la totale mancanza di orari in entrambe i miei lavori mi schiaccia, non riesco ad organizzarmi la vita. Come se avessi davanti un enorme buffet, dove assaggi tutto ma alla fine non ti ricordi il sapore di nulla. Quindi, a fine giornata hai mangiato a sufficienza, ma non sei sazia. Perchè ti manca un sorriso da rivedere domani, o un progetto che duri più di una settimana.
Non so come altro spiegarla questa cosa.
Oltre a questo spaesamento di fine gennaio, c'è poi un'altra cosa.
Mi viene in mente una canzone (pessima, ma sarò indulgente, almeno su questo) dei Tiromancino:
"E' amore impossibile quello che mi chiedi,
sentire ciò che tu sola senti e vedere ciò che vedi,
chiudere la realtà dentro la tua isola"
Per il momento sono qua, con queste gambe e braccia che mi chiedono amore impossibile e davvero, vedono un po' quel cazzo che gli pare a loro (parafrasi libera).
Detto questo, le coccolo e mi predo cura di loro e un po' anche di me, sapendo quante salite io e la mia bici nera dobbiamo ancora affrontare.
postato da: potaci alle ore 09:15 | Permalink | commenti
categoria:bologna, tagliare la pelle del cuore
lunedì, 28 gennaio 2008
Domenica pomeriggio, vado a trovare i bimbi del campo. Compiti, merenda, giochi.
Pantaloni rossi, scarpe buone per correre che han visto anche l'india, maglione nero.
Dopo due ore di nascondino e calcio e matematica, mi fermo a fare due chiacchere con una delle madri. E questa, senza alcuna malizia, con un lampo d'affetto sincero negli occhi mi guarda e mi fa:

"Dai, la prossima volta che vado alla Caritas prendo qualcosa anche per te!"

Potaci fashion style, tutto il resto è noia!



postato da: potaci alle ore 21:27 | Permalink | commenti
categoria:bologna, campo nomadi
venerdì, 25 gennaio 2008
Io so fare le rime.
So imparare a memeoria le poesie
E le canzoni.
Io so vestirmi di rosa.
Io so il sorriso di Ashwini.
E le smorfie di Tamby.
Io so mettermi in piedi su un banco e far finta di cadere addosso a dei ragazzi di seconda media.
So cosa vuol dire zingaro.
So cosa vuol dire schiaffo in pieno viso.
So pedalare con il freddo.
Io mi perdo ancora, a Bologna.
Poi so fare qualche torta.
Poi so schedare i libri.
Poi so dov'è finito Nicolò.
Poi so la fame.
E i morsi.
Poi so mettere i foglietti nei libri, per gli amori sconosciuti.
Poi so scrivere ordinato.
So fare regali clown.
So le filastrocche per imparare i mesi e i numeri.
So cantare Jannacci a squarciagola.
So prenotare i biglietti on line.
So fare conversazione.
Scrivo un post autoreferenziale, ma oggi è meglio che metta giù ben bene ciò che sono in grado di fare, perchè il rischio di dimenticarmene è solo una stanza più in là.
postato da: potaci alle ore 10:45 | Permalink | commenti
categoria:bologna, tagliare la pelle del cuore
martedì, 22 gennaio 2008
Continua, sempre su questi schermi, la saga della bici bolognese!
Oggi metto giù il testo di una canzone. No, niente componimenti by potaci, questa volta ci affidiamo alla penna del signor f.de andrè che ha scritto questo testo per (ahimè) i new trolls.
Ovviamente è una canzone ma anche un ricordo. Ancora una volta la mia infanzia, quando dalle ginocchia di mio padre guardavo il mondo mentre lui suonava la chitarra. Io pestavo con forza un sonaglio blu sul bordo delle scrivania, facendo da maldestro accompagnamento.
Mi viene ancora in mente la tenerezza che mi suscitava il protagonista di questa storia, senza bici.
Uno spiantato che non aveva sogni grandiosi da smerciare. Nessun tappeto volante, o castelli, o lauree in corso o viaggi intorno al mondo. No. Lui voleva una bicicletta. Perchè era questo che gli serviva, per andare al lavoro ogni giorno e vivere il presente, pedalando la mattina presto.
La precisione della richiesta, oggi, mi lascia basita. Niente macchina da signori, o villa in campagna. Una bici, perchè se questa è la mia vita, almeno, la costruisco con onestà e fierezza. Un gesto pulito, una pedalata dopo l'altra. Chissà se Irish è andato in pensione, o se gli è venuto un cancro lavorando in fabrica. Mi piacerebbe incontrarlo, quest'uomo che voleva una bici da far andare su una strada che forse non aveva scelto. Ma poteva scegliere di farci salire la morosa, su quella bici, lungo le sue trenta miglia. O attaccarci una busta della spesa con dentro il pane per la cena. Che il pane, spezzato per due, ha tutto un altro sapore.
Ora, per dire, quel sonaglio sta nella borsa da clown.
Ora, per dire, la chitarra prende polvere tra i malumori del fine settimana.
Ora, per dire, la mia bici sta parcheggiata qui davanti, tutta intera, come me.

1971-Signore, Io sono Irish

Signore, io sono Irish,
quello che non ha la bicicletta.
tu lo sai che lavoro, e alla sera
le mie reni non cantano.
Tu mi hai dato il profumo dei fiori,
le farfalle, i colori.
E le labbra di Ester create da te,
quei suoi occhi incredibili solo per me.

Ma c'è una cosa, mio Signore, che non va.
Io che lavoro dai Lancaster
a trenta miglia dalla città
io nel tuo giorno sono stanco,
sono stanco come non mai,
e trenta miglia più trenta miglia
sono tante a piedi, lo sai.

Ed Irish, tu lo ricordi, Signore,
non ha la bicicletta.
                                  
Nel tuo giorno le rondini cantano
la tua gloria è nei cieli.
Solo io sono triste, Signore,
la tua casa è lontana.
Devo stare sul prato a parlarti di me,
e io soffro, Signore, lontano da te.
 
Ma tu sei buono, tra gli amici che tu hai
una bicicletta per il tuo Irish
certamente la troverai,
anche se è vecchia non importa,
anche se è vecchia mandala a me,
purché mi porti nel tuo giorno
mio Signore fino a te.
 
Signore, io sono Irish,
quello che verrà da te in bicicletta.

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categoria:bologna, bicicletta, tagliare la pelle del cuore
lunedì, 21 gennaio 2008
Il titolo di "Uno che la sapeva lunga" di oggi va di diritto ad un bambino di terza elementare.
Verifica di scienze: "Quali sono gli elementi indispensabili per la vita di un uomo?"
Risposta:"Gli elementi indispensabili per la vita di un uomo è un mio amico".
postato da: potaci alle ore 18:22 | Permalink | commenti
categoria:bologna, uno che la sapeva lunga
domenica, 20 gennaio 2008
Preghierina domenicale in piedi sulla sedia

Caro Signore delle biciclette
tu, che proteggi le vecchiette
quelle che vanno piano sui pedali
e quelle che ai piedi hanno le ali

Tu, che accogli tutti i ciclisti
da quelli allegri a quelli un po' tristi
Tu, che fai ben attenzione
affinchè sulla sella non ci caghi un piccione
Tu, che senza fare una piega
incenerisci il ladro che la bici ci frega

Caro Signore io ti chiedo aiuto
affinchè il mio campanello non rimanga muto.

Ho una bici nuova, comprata giovedì
son sicura che la vedi anche da lì
Ruotina  Turner , Bacarozza, Sfreccia  Nera
sul nome da darle mi arrovello fino a sera
Ma non è questo il problema Caro Signore,
il danno fatto è ben maggiore.

Ieri pomeriggio, un nano di tre anni
con un grande talento per far danni
mentre ero un po' distratta
ha combinato una curiosa malefatta
infatti, con una mossa delle sue
mi ha sgonfiato le ruote, tutte e due!

Caro Signore delle biclette
tu, che proteggi le vecchiette
mandami presto angelo ciclista
a vegliare sulla mia bici anche quando non è in pista
sono stufa infatti di dare soldini
al biciclettaro di Via Mazzini
che con gli euro che gli ho lasciato
s'è comprato tutte le bici fino ad Argelato!

Grazie mille Singore,
esaudisci il mio desiderio per favore
non mi serve bartali o coppi o un altro campione
basta anche un angelo ciclista d'occasione
che protegga la mia bici dalle sfighe
e dai ladri con la maglia a righe!
 
postato da: potaci alle ore 10:30 | Permalink | commenti (2)
categoria:bologna, bicicletta
lunedì, 14 gennaio 2008
E questa pioggia da un momento all'altro potrebbe smettere di venir giù

Certo, se dessi una mano al mio cielo, magari..
Così mi ritrovo a cercare delle mani, dopo un fine settimana passato a nascondermi negli angoli.
E trovo dita bambine, ancora una volta. Giornata in una scuola elementare. Mi porto a casa lo stupore di diciotto paia di occhi spalancati e bocche socchiuse, che ascoltano la fine di "Lo hobbit", senza fiatare, mordicchiandosi le dita per assaporare meglio la magia della storia.
Guardo fuori: una classe di nani, alla periferia della città, alla periferia di un'età piena di domande. Ma anche al centro della storia, tutti conquistati fino alla fine dalle avventure di strani personaggi.
Questi bizzarri oggetti chiamati libri
Altre mani, poche ore dopo.
Sono un po' sporche, stringono il cucchiaio e pescano tutte dallo stesso piatto.
Vassoio appoggiato al divano, fratelli che cenano assieme.
Volti per me ancora nuovi, ma che imparerò a conoscere.
Nuovi nani da prendere a cuore.
Stasera mi affido alle loro dita, che mi tirano la giacca, che mi stropicciano le guance, che mi passano un dito sugli occhi e chiedo loro di tenere ben aperto l'ombrello, che non ho più voglia di farmi bagnare.
postato da: potaci alle ore 21:13 | Permalink | commenti
categoria:bologna, campo nomadi, tagliare la pelle del cuore
giovedì, 10 gennaio 2008
E poi, con un gesto d'affetto imprevisto e stropicciato,tra i fogli di carta oleata e i bicchieri di plastica, ringraziare un'amica perchè abbiamo pranzato insieme.
Che lei non capisce, ma io sì.
postato da: potaci alle ore 20:50 | Permalink | commenti
categoria:bologna, tagliare la pelle del cuore
mercoledì, 09 gennaio 2008
Ho messo la foto di Blessy ben al centro nel mio computer. Ora, ogni volta che lo accendo, spunta fuori questo viso adolescente e serio. Avere 14 anni e crescere in un orfanatrofio indiano. Avere voglia di fotografarsi e di fotografare tutto attorno a sè.
Cammina veloce, Blessy, lungo i viali che delimitano il campus. Ha la falcata ampia di chi sa dove vuole arrivare. Anche se poi non si spinge più in là del campo di calcio, va sicura e con la testa ben alta. Svolazzano attorno a lei i lembi del vestito. Oppure rimane bassa la polvere, perchè i pantaloni non smuovono la terra, e lei è una che non mette spesso la gonna. Comunque, se ne va, senza guardarsi indietro. Senza guardare le altre compagne, con cui condivide le stuoie ogni notte e il riso ogni giorno.
Quando meno te l'aspetti, scoppia in una risata con denti bocca lingua labbra. Scopre la fessura tra gli incisivi con un gesto breve e pulito, e a te sembra di aver vinto alla lotteria. Perchè non è facile far ridere chi ha perso la mamma da qualche mese e incontra i pochi parenti rimasti una volta la settimana, quando va bene. Mentre ride Blessy inclina un po' la testa, quasi a voler giustificare con un cenno questa imperdonabile caduta di stile. Una orgogliosa come lei, che si fa vedere così, con la bocca aperta. Infatti, nella foto che ho scelto, non sta sorridendo. Si tiene il mento con la mano e ti guarda, seria, ma non triste. Determinata. I capelli corti, spettinati come sempre, le danno quell'aria da monello, da tom saywer pronto a saltare su una zattera per nuove avventure. Le dita sono colorate di hennè, che alla fine è pur sempre una signorina.
Buonanotte allora signorina, che mi hai insegnato il coraggio di camminare a testa alta anche in un recinto. Che mi hai spiegato quant'è più buona la frutta se la mordi. Che mi hai cinto le spalle, per prendermi in giro, mentre mi ospitavi nella tua casa. Che mi hai mostrato il tuo mondo, per poi cambiarlo, ridisegnarlo, spostarlo. Che sei corsa avanti per poi ritornare a prendermi. Che hai accartocciato il pietismo occidentale grazie a qualche spina sul gambo e a due parolacce in telugu. Che hai preteso di andar bene esattamente così come sei, senza dare a bere la storia della povera orfana. Che me ne hai fatte passare di tutti i colori, per poi addormentarti sulla mia spalla, in un gesto di tenerezza finale.
postato da: potaci alle ore 21:38 | Permalink | commenti
categoria:i love my india
domenica, 06 gennaio 2008
Tornata, sciarpa di lana, testa che guarda indietro.
Fino a ieri, ero circondata da tracce di piedi e sandali sulla terra rossa. Oggi, mi ritrovo nel bel mezzo di pozzanghere e segni del passaggio di gatti e animaletti sulla neve. Ecco, misuro il ritorno anche dalle tracce attorno a me.
Così come dentro di me, questi piedini scuri han lasciato segni e calci. Spinte e abbracci. Un’india passata a mettere in scena uno spettacolo e a condividere la quotidianità di 700 bambini in vacanza per Natale. Come una specie di zia, arrivare per le feste. Ma senza regali, se non quelli che si fanno con le mani e le braccia.

Le parole devono partire dal cuore ma uscire dalla testa, mi ha detto un’amica oggi.
E allora non so bene a quali parole affidare la prima pagina di questo racconto indiano.

Pesco quelle dei Mercanti di Liquore:

“Fummo curiosi e poco compiacenti,
e mai ci rassegnammo alla tristezza
che ridere non è mostrare i denti
ma accorgersi che esiste la bellezza”

Tutti i sorrisi finti, cancellati a favore delle smorfie, dei dentoni, delle lingue, delle pernacchie, degli spruzzi, degli sprazzi, dei capelli, dei cavilli, dei cavalli, delle pance, delle lance, delle rane, delle strane, e accorgersi che esiste la bellezza

postato da: potaci alle ore 12:51 | Permalink | commenti
categoria:i love my india