Riassunto un poco corto, un poco lungo.
Riassunto in cui si parla di valigie, di fiori, di schede, di seggi, di Carabinieri, di Carmen Consoli, di Giovanni Rana, della Vivian Manarin, dei leghisti, di uomini con la barba, di donne pelose, di questioni annose e di rime noiose.
Con la partecipazione di Strana, giraffa di pezza.
Ogni perditempo è ben accetto.
Sono tornata in Veneto questo fine settimana, cuore sul bancone del macellaio.
Ad aspettarmi venerdì sera delle conversazioni sul vino locale, un viaggio in treno piacevole. Ho ritrovato per caso alcuni compagni del liceo. E' buffo e interessante ascoltarli parlare, discutere di studi e di futuro, vedere come le nostre convinzioni acerbe siano maturate, o magari siano state messe da parte a favore di altre. Sedili sporchi e voci pulite, ecco com'è stato il viaggio in treno.
I brufoli che ci nascondevano (grazie a Dio!) se ne sono andati, e hanno lasciato spazio a qualche idea matura, non più urlata tra bestemmie, ma messa in circolo e discussa.
Venerdì sera, invece, valigie sul palco. No, niente aste di beneficienza, ma uno spettacolo vero, con il Cirillo a calcare le scene, assieme a Tabata, per un incontro teatral-poetico sul viaggio. E' bello avere un palco da cui condividere pezzi di storie. Si è sentito Saramago, Baricco, Dickinson, Volo...insomma, una sorta di top ten di brani sul viaggio, letti con convizione e semplicità.
Graziosi e un po' improvvisati, i due attori se la sono cavata niente male, con le mani a disegnare rotte immaginarie. Tabata che a metà spettacolo scaglia una mela con la forza di chi parte, poi, è stata un meraviglia.
Potaci orgogliosa come non mai perchè Cirillo c'ha su la maglia che gli regalato io, no, dico, ma hai visto?
E' un problema, lo so, cercare sempre pezzi di me, anche su un palco in cui non c'entravo niente. E' stata un'emozione vera questa, frugare negli sguardi degli attori per capire cosa provavano a leggere quelle robe lì, sul viaggio, e capire se davvero sarebbero stati pronti a prender su e andare.
Special guest: Bacillo che infila pezzi di legno nelle valigie-sgabelli, onde evitare rovinose cadute in scena.
Special guesta: Cannuccialafonica che per ricordarsi che luci deve accendere si fa i bigliettini come alle medie durante il compito di francese.
Sullo sfondo: l'asfalto bagnato che non sembra aprile, nuovi amici proprio giovani e una birra Pedavena.
Il giorno dopo che era sabato: vecchi amori e girasoli a Bassano.
Ho bevuto un meritato caffè con una persona a me cara. E siamo andati un po' in giro tra i banchi del mercato cittadino. Mi affascinano sempre, questi ammassi di colori e forme sul selciato delle chiese e poco lontano dalle case. No, non è la solita mania "Ho bisogno di una borsa, ora!". E' piuttosto che mi piace parecchio questa danza di maglie, scarpe, tessuti. La mescolanza strana dei colori e degli odori. Il trash dell'omino che vende tritatutto, la fretta della massaia, la confidenza tra vicini di banco. No, non quelli di scuola.
Mi piacciono poi le bancarelle di fiori, quelle con tutte le orchidee schierate come soldatini, e i mazzi di margherite umili, che si accontentano di un vaso da condividere tutte assieme. Oppure la spavalderie delle ortensie, che sbordano dai vasi e ti chiamano col loro profumo deciso. O ancora la rigidità degli iris, che non si scompongono neanche se gli passa a fianco una mandria di bimbi diretti al banco dei giocattoli.
Ho trascorso la mattinata tra tutta questa bellezza stesa in mostra, mentre le chiacchere sul mondo fluivano liquide e mai scontate.
Special guest: umarells operai che attaccavano bandiere tricolori ai lampioni per l'imminente adunata nazionale degli alpini.
Special guesta: "se c'è un altro che le sta accanto, certamente non sarò io, a mettermi tra di loro, ci scommetto che non sarò io" (f.d.g. as usual).
Il resto alla prossima puntata.