lunedì, 23 giugno 2008
Zingari e automobili micologiche

"E poi, mentre parcheggiavo, ho preso una botta al parafunghi della macchina..."

Ma che bella sensazione mi dà, allentare la mia rigidità...
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categoria:bologna, campo nomadi
martedì, 17 giugno 2008
Appunti prima di pranzo.
Oggi ho parlato con una maestra. Molto truccata, poco vestita. Occhi di chi ha quasi finito e vede già il mare, le pinne, il fucile e gli occhiali.
Si parlava di un bimbo, zingaro, con un'acca nel nome e poche in testa.
"L'abbiamo promosso, ma sai, la scuola non può risolvere una situazione di povertà culturale come la sua".
Io ascolto, scribacchio, succhio la matita e cerco di capire la marca del suo fondotinta. Scadente, a giudicare dalle crepe che si stanno aprendo sulla guancia destra.
"E poi disturba, stuzzica, non risciamo proprio a tenerlo, anche i genitori dovrebbero dare una mano".
Certo, e non ci sono neanche più le mezze stagioni, i cinesi sono dovunque e le tasse aumentano.
Ma tu sei una maestra. Hai una responsabilità nei confronti di questo bambino: non solo quella di constatare come stanno le cose, ma agire, prendere parte ad un cambiamento che lui vorrebbe attuare, se vedesse attorno a sè che questo porta un beneficio.
Com'è che i suoi fratelli son dei secchioni, se c'hanno sul groppone tutta 'sta arretratezza culturale?
Com'è che appena dico "container" scuoti la testa e fai la faccia scura?
Hanno una tavoletta di sfighe candite in tasca, lo sappiamo.
Ma sta a noi pensare che si può usarla per farne un dolce molto buono, e non per cementare il soffitto delle differenze.
Se queste scalogne che si portano dietro venissero grattuggiate e messe assieme al limone della creatività, alla farina della didattica, al burro della fantasia, al lievito della conoscenza, alle uova degli strumenti, ecco che si otterrebbe una torta buona, condita, con un sapore mai visto e un potenziale di cambiamento molto alto.
Invece no. Continuiamo pure a scartarla questa tavoletta di disgrazie, a ficcarla in bocca ai nostri bambini zingari e a dirgli "Mangia, è questo quello che porti a scuola, e questo ti viene dato".
Poi però, non lamentiamoci se disturbano, se alzano la voce, se gli viene il cagotto.
A chiunque verrebbe, mangiando così tanto cibo sempre uguale senza averlo scelto.
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categoria:bologna, campo nomadi
sabato, 14 giugno 2008
Improvvisamente, ho un fratello.
E s'è dato anche da fare parecchio, in tutto  questo tempo, visto che c'ha 19 anni.
Improvvisamente, quella figura capellona fissata coi Nirvana che mi viveva in casa, diventa un ragazzo alto, rasato quasi a zero con delle domande abbastanza intelligenti, e le vuole fare a me.
Mi chiama in causa, mi tira la manica della giacca e mi chiede pareri, consigli, piani di studi, due euro per il treno.
"Dai, caccia 'sti due euro, sorella!"
Tutta 'sta confidenza da questo tizio trasandato, è una roba, signoramia, che non si sa più come fare a gestirli. 'sti zoveni.
Un intero inverno passato a contarmi i denti mi ha portato anche a perdere il contatto con alcune persone, di questo sono consapevole. Ma che tra le figure che si allontavano ci fosse anche quella di mio fratello, questo non me l'aspettavo. Così adesso si recupera il tempo perso finanziando la villa al mare del signor Vodafone, che ringrazia e chiama gli operai clandestini per farsi su una bella terrazza a strapiombo sul Mediterraneo.
Io e il Frigo. Buffo che mio fratello lo chiamino proprio così, frigo. Così adesso ho da recuperare un rapporto con un elettrodomestico e con un parente, due cose assieme, due cose che mi costano impegno e concentrazione. Ovviamente, di tanto in tanto mi sta più simpatico il frigo, quello con la minuscola, perchè l'uomo in maiuscola sgrana rosari di idiozie. Quando dovevan scegliere a chi dare l'intelligenza in famiglia, lui era uscito a comprarsi un basso.
Segno zodiacale: scorpione
Segno lavorativo: scottatura del cameriere
E allora portami una birra bianca, con una fetta di limone, che ho voglia di ascoltare ancora i tuoi discorsi con le parolacce al posto della punteggiatura.
E ovviamente, più faccine per tutti!
Frigo
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categoria:veneto, tagliare la pelle del cuore
lunedì, 09 giugno 2008
Ma io ti avevo promesso i consigli pratici.

Ecco, in questa fine di primavera avrei bisogno anche di un po' di consigli pratici:
quando scade il gorgonzola?
come si sceglie una nuova coinquilina?
come si fa a far smettere i piangere i bimbi?
quanto è lungo un mese se non puoi vedere la tua mamma?
come si attaccano le stoffe alle pareti?
posso mettere un telo giallo vicino ad uno rosa?
posso usare l'acqua del rubinetto per stirare?
nelle tigelle c'è lo strutto?
come si salva una pianta di menta quasi secca?
quanti documenti servono per essere una persona?
quando il broccolo diventa giallo, è da buttare?
quanto è TROPPO, se si sta parlando di the freddo?
e quanto, se si sta parlando di affido familiare?
quanto coraggio serve, per stare da soli?
come si barrano le caselle per le detrazioni Irpef?

O forse indicazioni, mappe, cartelli stradali anche scheggiati. Tutto va bene, pur di non dover essere ancora al centro della scena, pur di non dover scegliere sempre per prima, pur di poter abdicare, almeno per un po'.
Sento il bisogno di fare una corsa senza fiato e poi rannicchiarmi sotto una pianta, per vedere con il giusto distacco tutto questo mondo che capita attorno a me e che mi chiede di mettermi in mezzo, di prendere parte.
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categoria:bologna, tagliare la pelle del cuore
mercoledì, 04 giugno 2008
Piove anche oggi. Un po' troppi miei post, ultimamente, iniziano con le indicazioni metereologiche bolognesi. Chiedo perdono allora se parlo di pioggia per iniziare. Parlo di gocce che cadono fitte, pesanti, con un rumore che sembra non finire mai.
Gocce che cadono, e non si domandano dove si stanno appoggiando.
Forse su una panchina del parco?
Forse su qualche giocattolo abbandonato da bambini distratti?
Forse su rotaie arrugginite?
O forse si posano su dei capelli neri come il corvo, e come le penne del corvo lucidi e fitti.
Capelli di mamma.
Questa mamma qua ha circa trent'anni, una chioma lunga che cambia spesso colore, un fisico temprato ma minuto, come se la vita la stesse seccando pian piano, quasi come una pianta lasciata al sole d'aprile.
Le gambe corte si intravedono tra i fiori della gonna, i polpacci fanno fatica a sbucar fuori da tutti gli strati di vestiti e a darsi uno slancio per andare avanti. Il seno coperto e quasi cadente, lascia spazio ad un collo lungo, facile da abbracciare e facile aggrapparsi, ad un collo così. Poi, questa mamma qui, ha quelle cose che hanno tutte le mamme. Tipo una borsa enorme piena di cianfrusaglie. Tipo una capacità di arraffare qualsiasi cosa e passarla ai propri bimbi, per farli divertire, ridere, mangire. Ha gli occhi distratti però, a volte non si accorge di dove se ne vadano, questi cinque figlioli. Gli occhi le si chiudono e sbaglia le taglie, confonde le scarpe, e proprio mentre si sta per appisolare, uno dei cinque sta frugando seminudo sotto il letto, cercando qualcosa della sua misura.
Una mamma tanto stanca. Stanchissima, che quasi quasi alcuni giorni non si alza neanche dal letto, se ne sta lì, a pettinare il bimbo più piccolo e ad impartire ordini agli altri.
Stanca come ti stanca il male di vivere.
Che quasi quasi non si ricorda quale dei bimbi ha mangiato, e si fida di piccolissime mani di tre anni che si allungano a prendere i pezzi di pane rimasti sul tavolo.
Questa mattina, anche 'sta mamma si sarà presa un po' di pioggia. Forse molto presto, tipo alle sei, o anche prima, la luce sarà entrata attraverso le tende ricamate della sua casascatola,e la mamma sarà uscita per vedere che tempo c'era. O forse no, forse se n'è accorta subito che pioveva, perchè l'umido passa attraverso le pareti delle casescatole e ti è subito chiaro se ci son le nuvole o no.
E si sarà presa di certo qualche goccia in testa rincorrrendo i bambini appena svegli, facendo le trecce alle due più piccole, assestando uno scapaccione al più grande, che correva scalzo sul piazzale di cemento. Magari si è pure bagnata le spalle cacciando un gatto dalla casascatola che vorrebbe essere una cucina, con la porta rotta da un pezzo e una credenza recuperata chissà dove.
Le ultime gocce dritte in testa, quando è salita sul pulmino che accomagana i figli a scuola.
Ancora un po' di bagnato, quando è scesa per andare a parlare con l'assistente sociale.
E quando si è trovata in questo ufficio, già visto tante volte, il ciclo dell'acqua si è invertito, e le gocce invece di venir da fuori, da sopra, dal cielo, son sgorgate da dento.
Lacrime, frammenti, cristalli, polveri, che escono dagli occhi e atterrano sul pavimento, sull'ordinanza del giudice, sui frantumi di famiglia sparpagliati a terra.
Ancora umido, allora. Umido sulle guance, sul capelli delle bimbe, attaccate alla gonna che alzano lo sguardo e capiscono che non tira un'aria buona, per niente.
Umido sui polsini della felpa, usati per asciugarsi il naso con uno scatto, mentre le parole si confondono "provvedimento", "famiglie affidatarie", "visite concordate".
Una mamma bagnata, da tutte le parti gocciola l'incertezza, tracima il dolore. Tiene in braccio il bambino più piccolo, poco più di un anno, mentre tutti gli altri vengono allontanati. L'ufficio dell'assistente sociale diventa imporvvisamente enorme, per queste persone che si fissano. Tra l'assistente sociale e la madre, solo una scrivania con un foglio del tribunale. Tra la madre e l'assistente sociale, la disperazione di chi si vede sottratti cinque bambini, su cinque. 
Su cinque.
E questa pioggia paradossalmente, potrebbe non finire mai.
postato da: potaci alle ore 10:45 | Permalink | commenti (1)
categoria:bologna, campo nomadi