Piove anche oggi. Un po' troppi miei post, ultimamente, iniziano con le indicazioni metereologiche bolognesi. Chiedo perdono allora se parlo di pioggia per iniziare. Parlo di gocce che cadono fitte, pesanti, con un rumore che sembra non finire mai.
Gocce che cadono, e non si domandano dove si stanno appoggiando.
Forse su una panchina del parco?
Forse su qualche giocattolo abbandonato da bambini distratti?
Forse su rotaie arrugginite?
O forse si posano su dei capelli neri come il corvo, e come le penne del corvo lucidi e fitti.
Capelli di mamma.
Questa mamma qua ha circa trent'anni, una chioma lunga che cambia spesso colore, un fisico temprato ma minuto, come se la vita la stesse seccando pian piano, quasi come una pianta lasciata al sole d'aprile.
Le gambe corte si intravedono tra i fiori della gonna, i polpacci fanno fatica a sbucar fuori da tutti gli strati di vestiti e a darsi uno slancio per andare avanti. Il seno coperto e quasi cadente, lascia spazio ad un collo lungo, facile da abbracciare e facile aggrapparsi, ad un collo così. Poi, questa mamma qui, ha quelle cose che hanno tutte le mamme. Tipo una borsa enorme piena di cianfrusaglie. Tipo una capacità di arraffare qualsiasi cosa e passarla ai propri bimbi, per farli divertire, ridere, mangire. Ha gli occhi distratti però, a volte non si accorge di dove se ne vadano, questi cinque figlioli. Gli occhi le si chiudono e sbaglia le taglie, confonde le scarpe, e proprio mentre si sta per appisolare, uno dei cinque sta frugando seminudo sotto il letto, cercando qualcosa della sua misura.
Una mamma tanto stanca. Stanchissima, che quasi quasi alcuni giorni non si alza neanche dal letto, se ne sta lì, a pettinare il bimbo più piccolo e ad impartire ordini agli altri.
Stanca come ti stanca il male di vivere.
Che quasi quasi non si ricorda quale dei bimbi ha mangiato, e si fida di piccolissime mani di tre anni che si allungano a prendere i pezzi di pane rimasti sul tavolo.
Questa mattina, anche 'sta mamma si sarà presa un po' di pioggia. Forse molto presto, tipo alle sei, o anche prima, la luce sarà entrata attraverso le tende ricamate della sua casascatola,e la mamma sarà uscita per vedere che tempo c'era. O forse no, forse se n'è accorta subito che pioveva, perchè l'umido passa attraverso le pareti delle casescatole e ti è subito chiaro se ci son le nuvole o no.
E si sarà presa di certo qualche goccia in testa rincorrrendo i bambini appena svegli, facendo le trecce alle due più piccole, assestando uno scapaccione al più grande, che correva scalzo sul piazzale di cemento. Magari si è pure bagnata le spalle cacciando un gatto dalla casascatola che vorrebbe essere una cucina, con la porta rotta da un pezzo e una credenza recuperata chissà dove.
Le ultime gocce dritte in testa, quando è salita sul pulmino che accomagana i figli a scuola.
Ancora un po' di bagnato, quando è scesa per andare a parlare con l'assistente sociale.
E quando si è trovata in questo ufficio, già visto tante volte, il ciclo dell'acqua si è invertito, e le gocce invece di venir da fuori, da sopra, dal cielo, son sgorgate da dento.
Lacrime, frammenti, cristalli, polveri, che escono dagli occhi e atterrano sul pavimento, sull'ordinanza del giudice, sui frantumi di famiglia sparpagliati a terra.
Ancora umido, allora. Umido sulle guance, sul capelli delle bimbe, attaccate alla gonna che alzano lo sguardo e capiscono che non tira un'aria buona, per niente.
Umido sui polsini della felpa, usati per asciugarsi il naso con uno scatto, mentre le parole si confondono "provvedimento", "famiglie affidatarie", "visite concordate".
Una mamma bagnata, da tutte le parti gocciola l'incertezza, tracima il dolore. Tiene in braccio il bambino più piccolo, poco più di un anno, mentre tutti gli altri vengono allontanati. L'ufficio dell'assistente sociale diventa imporvvisamente enorme, per queste persone che si fissano. Tra l'assistente sociale e la madre, solo una scrivania con un foglio del tribunale. Tra la madre e l'assistente sociale, la disperazione di chi si vede sottratti cinque bambini, su cinque.
Su cinque.
E questa pioggia paradossalmente, potrebbe non finire mai.