Festa di mezza estate a casa della dottoressa Aia.
Aia è una doc clown della vecchia guardia, tra le prime ad aver creduto alla scommessa di portare i nasi rossi tra i letti dell'Ospedale di Belluno. Ha messo in mezzo sogni e buona volontà e si è impegnata per fondare l'associazione che ora raccoglie quasi quaranta pagliacci. La sua forza è quella di agire, brigare, tirarsi su le maniche, sempre col sorriso in faccia e una luce preziosa negli occhi. Per dire, l'ho vista lavare e pettinare cinquanta bimbe una dopo l'altra senza mai perdere l'entusiasmo e la voglia di chiaccherare.
La dottoressa Aia torna in India quest'estate, in mezzo ai bimbi dell'orfanatrofio con cui il nostro gruppo ha ormai instaurato un legame stabile. Per finanziare questo viaggio e i progetti in corso, sabato sera ha organizzato una cena all'aperto, con poche regole, ma chiare: vieni, ti interessi, mangi e se ti va lasci un'offerta. Il "ti interessi" è importante in tutto questo, perchè i soldini raccolti non devono essere solo un modo per aiutare mettendo da parte qualche senso di colpa, ma vorrebbero diventare anche un primo ponte, un primo passaggio d'attenzione da noi qui verso i bimbi color cioccolato laggiù.
Sabato sera è stato per me emozionante riabbracciare i clown che tanto mi legano al Veneto: quelli col cuore sottosopra, quelli con le mani in tasca, quelli che passavano di là e poi son dovuti andar via subito. Come al solito, credo che prima di tutto portare il naso rosso sia non accontentarsi del "come stai?", ma voler capire anche quanto olio serve agli ingranaggi del tuo cuore, e lasciarsi prendere dallo stupore delle cose che capitano.
Ne sono capitate diverse, in questa serata passata a servire birrette e a ballare sul prato.
Ho rivisto un gruppo di persone diversamente abili con cui si confrontano spesso i clown bellunesi e ho versato bicchieri a nonni, zii, cugini. Ho sentito le performance canore della dottoressa Cannuccia e di Cirillo. Ho visto l'ambulaclown in splendida forma, e il suo guidatore. Ho parlato con clown adulti, senza sentirmi inutilmente ragazzina ai loro occhi. Mi sono resa conto che le scelte che sto facendo, finalmente sono consapevoli e dense. Questo è stato possibile grazie al confronto con dei compagni di viaggio a cui il naso rosso ha insegnato come parlare non solo con la testa. E' una fatica, certo, ma vale la pena.
Grazie a tutti.
Aia è una doc clown della vecchia guardia, tra le prime ad aver creduto alla scommessa di portare i nasi rossi tra i letti dell'Ospedale di Belluno. Ha messo in mezzo sogni e buona volontà e si è impegnata per fondare l'associazione che ora raccoglie quasi quaranta pagliacci. La sua forza è quella di agire, brigare, tirarsi su le maniche, sempre col sorriso in faccia e una luce preziosa negli occhi. Per dire, l'ho vista lavare e pettinare cinquanta bimbe una dopo l'altra senza mai perdere l'entusiasmo e la voglia di chiaccherare.
La dottoressa Aia torna in India quest'estate, in mezzo ai bimbi dell'orfanatrofio con cui il nostro gruppo ha ormai instaurato un legame stabile. Per finanziare questo viaggio e i progetti in corso, sabato sera ha organizzato una cena all'aperto, con poche regole, ma chiare: vieni, ti interessi, mangi e se ti va lasci un'offerta. Il "ti interessi" è importante in tutto questo, perchè i soldini raccolti non devono essere solo un modo per aiutare mettendo da parte qualche senso di colpa, ma vorrebbero diventare anche un primo ponte, un primo passaggio d'attenzione da noi qui verso i bimbi color cioccolato laggiù.
Sabato sera è stato per me emozionante riabbracciare i clown che tanto mi legano al Veneto: quelli col cuore sottosopra, quelli con le mani in tasca, quelli che passavano di là e poi son dovuti andar via subito. Come al solito, credo che prima di tutto portare il naso rosso sia non accontentarsi del "come stai?", ma voler capire anche quanto olio serve agli ingranaggi del tuo cuore, e lasciarsi prendere dallo stupore delle cose che capitano.
Ne sono capitate diverse, in questa serata passata a servire birrette e a ballare sul prato.
Ho rivisto un gruppo di persone diversamente abili con cui si confrontano spesso i clown bellunesi e ho versato bicchieri a nonni, zii, cugini. Ho sentito le performance canore della dottoressa Cannuccia e di Cirillo. Ho visto l'ambulaclown in splendida forma, e il suo guidatore. Ho parlato con clown adulti, senza sentirmi inutilmente ragazzina ai loro occhi. Mi sono resa conto che le scelte che sto facendo, finalmente sono consapevoli e dense. Questo è stato possibile grazie al confronto con dei compagni di viaggio a cui il naso rosso ha insegnato come parlare non solo con la testa. E' una fatica, certo, ma vale la pena.
Grazie a tutti.
postato da: potaci alle ore 12:43 | Permalink | commenti (2)
categoria:veneto, nasi rossi, i love my india
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