La mia erborista dice che i reni sono i filtri delle emozioni.
Va be', dai, anche di qualcos' altro.
Ma soprattutto delle emozioni.
Insomma, mi vede per la seconda volta e mi inquadra già di brutto, con la mia faccina da "Dai, dammi qualcosa di magico, ho bisogno di crederci".
Ho avuto un'infezione renale. Questo per chi si chiedesse come mai improvvisamente mi interesso alla salute e manutenzione di queste belle salsicciottine che ci filtrano il cuore.
Va be', dai, anche qualcos'altro.
Insomma, l'erborista mi guarda, fa appassire due fiori di Bach, fa diventare liquidi due cristalli e sentenzia: "Ti ci vuole un decotto".
E si mette a confezionato con le sue sante manine, solo per me, una tisana, pardon, un decotto. Che la tisana ce l'hanno tutti, il decotto bisogna proprio andarselo a cercare.
Appunto.
L'enigmatica erborista tira giù dallo scaffale più alto tre lattine verdi che sembran quelle del panettone Balocco.
Poi sogghigna.
Apre la prima.
Il negozio si riempie di una nebbia che neanche in Frankestein Junior.
Mi aspetto di veder spuntare da un momento all'altro Igor che mi indica il lupo e il castello (ululì e ululà).
Quando la nebbia si dirada, la malefica erborista prende una paletta di acciaio inossidabile e la tuffa nel barattolo verde.
Polvere, polvere, poi una manciata di fieno secco, annata '98. Ma buono eh, si mette a spiegarmi. Manca solo che me lo faccia assaggiare.
Secondo barattolo.
La sadica erborista apre la seconda lattina con un rumore "stack", secco, secco. Secco deve essere anche il contenuto, e neanche poco, visto che si tratta di un ammasso che a occhio e croce sembra appena raccolto dal pavimento del salone del mio parrucchiere. Ma secco e aggrovigliato che pure con la paletta inossidabile fa fatica a prenderne la quantità desiderata.
Desiderata da lei, ovviamente.
Terza ed ultima lattina.
La tremenda erborista si fionda sull'ultimo contenitore e comincia a girare il coperchio. Poi cambia verso. Poi prova a sollevarlo. Poi balza in piedi sul bancone e incastra il la terza latta tra l'espositore di baobab liofilizzato e i suoi piedi. Facendo leva, ed aiutandosi anche con una radice di guaranà recuperata all'ultimo momento, la mefistofelica erborista riesce ad aprire il barattolo, ad estrarre un mucchietto di fieno esattamente uguale al primo, a completare il salvifico decotto per i miei reni e a commentare:
"...però mi sa che, in quanto a sapore, farà un po' schifo".
Va be', dai, anche di qualcos' altro.
Ma soprattutto delle emozioni.
Insomma, mi vede per la seconda volta e mi inquadra già di brutto, con la mia faccina da "Dai, dammi qualcosa di magico, ho bisogno di crederci".
Ho avuto un'infezione renale. Questo per chi si chiedesse come mai improvvisamente mi interesso alla salute e manutenzione di queste belle salsicciottine che ci filtrano il cuore.
Va be', dai, anche qualcos'altro.
Insomma, l'erborista mi guarda, fa appassire due fiori di Bach, fa diventare liquidi due cristalli e sentenzia: "Ti ci vuole un decotto".
E si mette a confezionato con le sue sante manine, solo per me, una tisana, pardon, un decotto. Che la tisana ce l'hanno tutti, il decotto bisogna proprio andarselo a cercare.
Appunto.
L'enigmatica erborista tira giù dallo scaffale più alto tre lattine verdi che sembran quelle del panettone Balocco.
Poi sogghigna.
Apre la prima.
Il negozio si riempie di una nebbia che neanche in Frankestein Junior.
Mi aspetto di veder spuntare da un momento all'altro Igor che mi indica il lupo e il castello (ululì e ululà).
Quando la nebbia si dirada, la malefica erborista prende una paletta di acciaio inossidabile e la tuffa nel barattolo verde.
Polvere, polvere, poi una manciata di fieno secco, annata '98. Ma buono eh, si mette a spiegarmi. Manca solo che me lo faccia assaggiare.
Secondo barattolo.
La sadica erborista apre la seconda lattina con un rumore "stack", secco, secco. Secco deve essere anche il contenuto, e neanche poco, visto che si tratta di un ammasso che a occhio e croce sembra appena raccolto dal pavimento del salone del mio parrucchiere. Ma secco e aggrovigliato che pure con la paletta inossidabile fa fatica a prenderne la quantità desiderata.
Desiderata da lei, ovviamente.
Terza ed ultima lattina.
La tremenda erborista si fionda sull'ultimo contenitore e comincia a girare il coperchio. Poi cambia verso. Poi prova a sollevarlo. Poi balza in piedi sul bancone e incastra il la terza latta tra l'espositore di baobab liofilizzato e i suoi piedi. Facendo leva, ed aiutandosi anche con una radice di guaranà recuperata all'ultimo momento, la mefistofelica erborista riesce ad aprire il barattolo, ad estrarre un mucchietto di fieno esattamente uguale al primo, a completare il salvifico decotto per i miei reni e a commentare:
"...però mi sa che, in quanto a sapore, farà un po' schifo".







