Rosso (ma senza vino)
Rosso come un bicchiere piccolo così che se ne stava appeso tra le mie chiavi e che è precipitato a terra assieme alle mie braccia, una sera dopo il lavoro che non ce la facevo proprio più.
Le matterelle stanno bene, ma il clima è siberiano, lì dentro. Per una fetta di pane non data, la gogna assicurata. Quattro pagine di discussione fitta sul tema "come si fa la centrifuga".
Fuga, desiderio di.
Leggerezza, bisogno di.
Perchè loro stanno bene, a parte il fatto che non ridono mai.
Allora mi metto il cappello da giullare e giù coi canti, con i passi di valzer nel corridoio e con la polka nella vasca da bagno.
Che riedere non è mostrare i denti, ma accorgersi che esiste la bellezza (MdL)
Qualche volta però, mi stanca star lì ad allentare continuamente le tensioni, come si deve fare con i lacci di un bimbo, improvvisamente annodati da un incrocio maldestro.
Ho bisogno di parlare di oroscopo senza sentire che sto trascurando il lavoro.
Ho bisogno di uscire dal turno con ancora l'energia necessaria per ballare sulla mia musica.
E sto imparando, anche se ancora mi cascano i bicchieri rossi (con buona pace del coinquilinobasetto, che me l'aveva lasciato in eredità).