Parcheggio la macchina nei visceri della periferia bolognese.
Scendo, il sole fa del suo meglio e cerca il modo di farsi notare.
Ma la mia attenzione va un passo più in là, fuori dal giardino di una piccola casa, la prima di sei fabbricati a schiera, una lingua di cemento con un solo piano circondata dalla campagna e da qualche fabbrica.
E' sabato, giornata di pulizie.
La prima cosa è una famiglia numerosa, con la mamma che sta lavando un tappeto enorme, tanto grande da riempire tutto lo spazio davanti alla casa. Con l'acqua, il sapone e tanta buona volontà strofina questo intreccio di tessuti che di solito copre il pavimento della sua casa. Oggi è uscito in giardino pure lui, forse aveva voglia di farsi un giretto. Attorno, qualche altra donna, due adulti che seduti sul bagagliaio aperto di una macchina si godono il sole. E bambini. nanerottoli, tappi e signorine, a fare la danza della pulizia in giardino, tutto intorno.
Io, la nuova. La Ragazza del Comune, con i jeans masticati in fondo e la borsa a tracolla, cammino verso di loro, come una specie di sorriso.
No, non sono lì per stressare su documenti e contratti, devo semplicemente andare dai loro vicini per scambiare due parole.
Ma sono la novità e bisogna capire da che parte sto, perchè sono arrivata in mezzo al nulla con un paio di fogli sotto braccio e qualche problema, probabilmente, nella borsa.
Due passi e si avvicina una nana di quattro anni scarsi.
Splendida in tuta con pailette rosa, scarpette da ginnastica argentate, capelli raccolti in fiocchi e codine, riga di moccolo d'ordinanza.
Ecco, si alza il sipario.
"Tu come ti chiami?"
"Potaci. E tu?"
"Brigitte. Come Brigitte Bardot eh!"
Come si fa a non innamorarsi subito di una roba così?
Ecco, questo è il mio nuovo lavoro.
Ci sarà tempo per le scadenze, le bollette e tutto il resto. Per ora ci sono altri bimbi, altre case in periferia e tutto il resto del tempo per sistemare le cose.