domenica, 19 aprile 2009
... e rido e piango
e mi mischio con il cielo e con il fango...

sARDEGNA2008



(Sardegna e L. Cherubini, 2008)
postato da: potaci alle ore 19:57 | Permalink | commenti (1)
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mercoledì, 15 aprile 2009

La mia fedele compagna, Bacarozza, Sfreccia Nera,

è ricoverata al Bicicentro per alcuni ritocchi di primavera.

La aspetto...cantando! Io e le Radici nel Cemento le rendiamo omaggio a squarciagola...

Bella e seducente, è solo mia
sempre più attraente non resisto e così sia. 
Con quella sua linea essenziale ed elegante
possederla è un'emozione intensa ed esaltante. 
Da quando l'ho incontrata, non sono più lo stesso
la mia vita è migliorata, non sono mai depresso
ogni santo giorno ho una gran voglia di saltare
con un balzo in sella e cominciare a pedalare, pedalare, pedalare...


Con la sua meccanica semplice e perfetta
vola vola vola sulla bicicletta!
Con la bandierina lo specchietto e la trombetta
vola vola vola sulla bicicletta!
Se ne va a fare la spesa col triciclo la vecchietta
vola vola vola sulla bicicletta!
Con il campanello col cestino e la pompetta
vola vola vola sulla bicicletta!


Vola sopra il traffico vola sullo smog
risparmio la benzina mi diverto e faccio sport
questa è la mia droga e non ne posso fare a meno
se il tragitto è lungo me la carico sul treno.
Macini kilometri e fatichi sempre poco
con un carrello al seguito puoi fare anche un trasloco.
Me la porto in casa vado su con l'ascensore
l'appendo alla parete e poi la lucido per ore

Veleggio, pedalo senza fretta
plano e galleggio, sulla mia bicicletta!

Secondo me è un gioiello di tecnica applicata
il genio dell'umanità sta in una pedalata
è il fiore all'occhiello dell'ingegneria
infallibile congegno ad orologeria.
Ce ne andiamo in piazza per il centro oppure al mare
lei mi porta al parco, a far la spesa a lavorare
col sorriso in faccia e con il vento tra i capelli
sempre in giro insieme e che momenti sono quelli
pedalare, pedalare, pedalare...

Per un mondo più pulito questa è l'unica ricetta
vola vola vola sulla bicicletta!
Contro la cultura del consumo "usa e getta"
vola vola vola sulla bicicletta!
Se vuoi essere felice come un tempo dammi retta
vola vola vola sulla bicicletta!
Puoi viaggiare in tondo oppure andare in linea retta
vola vola vola sulla bicicletta!


Vola sopra il traffico vola sullo stress
vola sull'asfalto su sterrato o su pavé
fa bene allo spirito benissimo all'ambiente
non esiste mezzo di trasporto più efficiente.
Se incontro una salita e la storia si fa tesa
prima ancora che sia finita già pregusto la discesa
bando alla pigrizia, dico largo all'allegria
tutti in sella a pedalare in compagnia!

Veleggio, pedalo senza fretta
plano e galleggio, sulla mia bicicletta!

Velocipede che grande invenzione
con la bici noi faremo la rivoluzione
Velocipede che grande passione
libera la mente il corpo e l'immaginazione
Con la benedizione di santa graziella
santa tutelare di chi viaggia a pedivella
niente più benzina niente bollo da pagare
tanta pasta asciutta e poi trazione muscolare

Velocipede che grande invenzione
sviluppa l'endorfina attiva la circolazione!
Velocipede che grande passione
e non prendo più nè multa nè contravvenzione!

postato da: potaci alle ore 18:06 | Permalink | commenti (2)
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martedì, 14 aprile 2009
La Signorina Felicita mi prende la mano, tra i monti del Cadore.

Siamo io, lei e altri cinquanta matterelli in una casa famiglia ai piedi delle Dolomiti: attorno a noi i boschi, l'erica tenace sui prati, ultime lingue di neve sui crinali nascosti.
Mi stringe le dita e mi porta fuori dalla sala comune, in cui tutte le forchette si sono posate dopo l'ultimo boccone di purè. Il sole ci concede di lasciare le giacche appese in corridoio e di incamminarci lungo la strada che porta al paese: la sostengo lungo la strada, senza troppa fatica, il suo fisico minuto non mi pesa appoggiato alla spalla.

"Andiamo?"

Ha sessant'anni, la Signorina Felicita, la sua voce lo sa, perciò trema un po' all'inizio della parola, come se dopo tutto questo tempo anche parlare le costasse fatica.
Mentre si passeggia lungo la strada, con solo i monti a guardarci, la Signorina Felicita fuma, riacquistando un po' di sorriso tra le rughe del volto. E snocciola domande, ipotesi, sciocchezze e certezze.
E' da un'altra parte: un mondo fatto di aiuto chimico per dormire e togliere l'ansia, aiuto meccanico per scendere e salire le scale, ausilio per l'ora della pipì. E' in un mondo che va ad un'altra velocità, quella dei ricordi mangiati a poco a poco da una demenza così evidente che anche il fratello fa fatica ad accettarla e aggravata da un ritardo mentale che ha dato al suo passato il colore montono dei centri di cura e delle strutture protette.
Il paesaggio che chiama casa l'abbiamo lasciato a trecento chilometri da qui e  adesso lei si sente persa. Per quello mi prende la mano e si fida, proprio come l'eroina di Gozzano si fidava dell'avvocato. Si abbandona alle mie sicurezze: io ascolto i suoi discorsi che riemergono dal passato come ninfee su uno stagno. Sprazzi di luce nel cielo cupo della demenza.
Io le sminuzzo il cibo e faccio attenzione che si ricordi ancora come si fa a masticare, prima che il tarlo della vecchiaia corroda anche questo tassello di abilità.
Io le accendo la sigaretta, le rimbocco le coperte, le lavo il viso, mentre mi racconta di sua madre, che è morta, o del suo fidanzato, o butta lì insulti a caso, sul tempo e su chi passa a tiro.
La Signorina Felicita sta spesso zitta poi, ti fissa con lo sguardo crucciato di chi ha voglia di raccontarti qualcosa, ma ha l'ape della disabilità che punge in gola e non fa più parlare. Solo piangere di rabbia.
Finiamo la passeggiata, tra raggi di sole presi a calci, bruciature di sigaretta sul maglione e saluti ai bimbi mai avuti.
Proprio mentre penso che mai, proprio mai, guarda piuttosto...
alza lo sguardo azzurro in un mosaico di rughe e fa:
"Cos'hai?
Sei triste?Non ti preoccupare, ci sono io".

E tutto torna al suo posto.

postato da: potaci alle ore 16:20 | Permalink | commenti (1)
categoria:bologna
lunedì, 06 aprile 2009
Come funzionano i fermenti, ancora non l'ho capito bene.
Per lo jogurt, faccio così.
Porto mezzo litro di latte a bollore, lascio raffreddare un pochino.
Poi aggiungo due cucchiai di jogurt bianco bio, mescolo mescolo.
Metto il tutto in un thermos per otto ore.
Ne viene fuori mezzo litro sano di jogurt, denso e poco poco acido.

I fermenti  funzionano prendendo la materia che c'è già e ha già in sè la voglia di diventare jogurt.
Lavorano, mangiano, tritano finchè non diventa tutto una bella poltiglia spessa.

Questo è più o meno quello che dovrei fare anche io.
Io sarei lo jogurt, per dire.
Loro, quelli lì brutti e disadattati, hanno già in sè la voglia di diventare un'altra cosa, senza perdere però un buon nocciolo di cultura, legami, tradizioni, modi di vedere il mondo.
Otto ore non mi bastano, questo è certo.
Fortunatamente ho un po' più di tempo da passare con queste famiglie che vorrebbero una casa, anche non troppo spaziosa, ma quattro mura solide dove fermentare per conto loro.

Il thermos già ce l'ho.
E' fatto di esperienze passate, di studi precisi, di colleghi preparati e di un tessuto sociale che ancora non si arrende a etichettare le famiglie rom rumene come "ultime".

Allora cosa mi manca?
Manca forse il cucchiaino, con cui mescolare il tutto?
Manca forse una bella pentola, per far bollire?
No.
Mi manca solo un po' di fantasia, di coraggio per applicare idee nuove ad una ricetta già codificata, che se non funziona vengon fuori baracche e insediamenti abusivi.

Ecco, ecco quello che sto facendo.
Sto studiando per cacciar fuori da 'sto benedetto thermos
lo jogurt alla fragola.

postato da: potaci alle ore 18:22 | Permalink | commenti
categoria:bologna