martedì, 21 luglio 2009
Un'altra volta, un'altra ronda.

Solo in tre, questa sera, a cercare le sfighe in giro per Bologna.
All'ora del tramonto: armati di penna, sprovvisti di promesse e lo sguardo dritto e aperto nel futuro*.
Arriviamo fuori da una casa alla fine della città, vicino alla tangenziale ma anche ad un bel parchetto con le altalene che sembra quasi di stare in campagna.
Casa su tre piani, con le finestre che straripano di umanità: panni, lenzuola, tende, tutto a sventolare fuori, mentre sotto, in giardino, gli uomini chiacchierano di lavoro.
Non ci prendono subito bene, questi qua.
Come noi, ne han già visti tanti: tante promesse di aiuto poi perse per strada, troppi contratti di lavoro bizzarri che spariscono dopo pochi giorni.
Sono poveri e forse han fatto dei casini. Sono arrabbiati e hanno appeso un cartello, fuori dalla porta di casa: "Vietate le gligliate e i non rezidenti". Proprio così: vietato star troppo bene, in Italia, se non hai il pezzo di carta giusto.
La conversazione inizia tre volte, prima di partire davvero.
Prima con un italiano, datore di lavoro, che era lì per non so quali scartoffie.
Poi con un dei capi famiglia, che finge di non capire.
Infine arriva Alexie: tondo e incazzato come solo la luna nei giorni migliori.
Attacca noi e il nostro essere disarmati di fronte alla miseria.
Attacca quelli del Comune, quelli dei Servizi, quelli della Chiesa e poi lo fermiamo, prima che se la prenda con tutte le nostre generazioni passate e future.
Improvvisamente cede e diventa una persona che abita in Italia da un sacco di tempo, che ha provato a saltare dei passaggi e che oggi si ritrova senza lavoro a dover pagare un affitto di casa, senza aiuti da nessuno per aver sbattuto porte in faccia al momento sbagliato.
Spieghiamo: "Siamo solo qui per capire quante persone ci sono in difficoltà in giro per Bologna".
Interviene subito:"Basta che ti guardi intorno, ne trovi una sotto ad ogni sasso".
Ancora un po' della sua storia, ancora un po' della nostra.
Improvvisamente, sbotta, si arrabbia con qualcuno che non l'ha aiutato come si aspettava, prende un bastone, e fa
"Perchè con gli zingari non si scherza!".

No, caro signor Alexie, con la faccia rossa per l'ira e il cuore in affanno che non sa più dove trovare i soldi per domani.
Non è con gli zingari, che non si scherza. Zingaro è il nome che ti porti addosso, sperando che ti protegga come una coperta troppo corta.
E' solo un ricordo di quello che eri, o che forse erano i tuoi padri.
Non è con gli zingari, che non si scherza.
E' con i poveri. Vanno presi sul serio, perchè disarmano, gridano aiuto e si arrabbiano, perchè la mancanza rende ciechi e sordi. Non sentono le richieste di fiducia e rispetto, non capiscono perchè si dovrebbe volere qualcosa in cambio.
Sordi e disperati, i poveri arrivano come una valanga impazzita e ti travolgono, cercano di portarti via qualcosa, un pezzo di quella sicurezza che gli è sfuggita e per ora sembra non tornare.

Abituato a questa vita, umile, tra campi e case sovraffollate, non ti aspettavi che peggiorasse. Ora le cose scivolano lentamente verso la miseria, e non sai più che fare.
Prima, da clandestino, avevi un lavoro.
Ora, da regolare, la crisi ti ha tagliato fuori.

Che scherzo ti hanno fatto? Dove sono finiti quei denari che mandavi in Romania, che usavi per l'affitto, che ti davano dignità?

Questo noi non lo sappiamo. No, neanche questo. Però in mezzo alla tempesta, sappiammo che vorremmo tornare. Perchè neanche con noi, nemmeno per un momento, si può scherzare.
postato da: potaci alle ore 23:40 | Permalink | commenti
categoria:bologna, uno che la sapeva lunga