Ho bevuto il caffè un'ora fa e adesso ticchetto come neanche le bombe della Banda Bassotti per far esplodere il deposito di zio Paperone.
Ho scritto un articolo su un signore che un bel giorno ha detto "No, grazie", si è tolto camicia e cravatta e si è messo a fare meridiane.
Adesso ti accoglie nella sua casa zeppa di libri e di storie e ti spiega dei movimenti del cielo, che regolano quelli della terra, e sulla terra, le stagioni, le lune e i respiri dell'uomo.
Oggi, una delle mie adorate rom mi ha detto "Tra un mese sono fuori casa. E' ora di cercarne un'altra. Ho paura".
Ticchetto e trascrivo annunci di appartamenti, villette, bifamiliari, tricolocali.
Mi domando quand'è che ci siamo dimenticati del tempo dell'universo e lo abbiamo fatto a pezzi nei nostri orologi. Quando abbiamo smesso di guardare in alto per guardare le cose. Quando abbiamo iniziato a definirci per ciò che abbiamo e non per ciò che siamo. Con lo stesso stupore delle mia rom che tra un mese è fuori casa, guardo le stanze in cui vivo e capisco come non siano mie, come la casa sia una cosa che cerchiamo tutti, ma che il cielo non ha.
Così penso che lascerò da parte tutta quest'ansia da caffeina, tirerò giù la coperta dall'armadio e andrò fuori a far compagnia ai vecchietti, buttando un occhio in alto per vedere dov'è finito Giove e se magari lì di fianco ci sono anche la pazienza silenziosa degli astri e la purezza nitida delle costellazioni. Due cose che anche noi, da qualche parte, dobbiamo pur aver avuto, una volta.
Ho scritto un articolo su un signore che un bel giorno ha detto "No, grazie", si è tolto camicia e cravatta e si è messo a fare meridiane.
Adesso ti accoglie nella sua casa zeppa di libri e di storie e ti spiega dei movimenti del cielo, che regolano quelli della terra, e sulla terra, le stagioni, le lune e i respiri dell'uomo.
Oggi, una delle mie adorate rom mi ha detto "Tra un mese sono fuori casa. E' ora di cercarne un'altra. Ho paura".
Ticchetto e trascrivo annunci di appartamenti, villette, bifamiliari, tricolocali.
Mi domando quand'è che ci siamo dimenticati del tempo dell'universo e lo abbiamo fatto a pezzi nei nostri orologi. Quando abbiamo smesso di guardare in alto per guardare le cose. Quando abbiamo iniziato a definirci per ciò che abbiamo e non per ciò che siamo. Con lo stesso stupore delle mia rom che tra un mese è fuori casa, guardo le stanze in cui vivo e capisco come non siano mie, come la casa sia una cosa che cerchiamo tutti, ma che il cielo non ha.
Così penso che lascerò da parte tutta quest'ansia da caffeina, tirerò giù la coperta dall'armadio e andrò fuori a far compagnia ai vecchietti, buttando un occhio in alto per vedere dov'è finito Giove e se magari lì di fianco ci sono anche la pazienza silenziosa degli astri e la purezza nitida delle costellazioni. Due cose che anche noi, da qualche parte, dobbiamo pur aver avuto, una volta.







