lunedì, 24 agosto 2009
Ho bevuto il caffè un'ora fa e adesso ticchetto come neanche le bombe della Banda Bassotti per far esplodere il deposito di zio Paperone.
Ho scritto un articolo su un signore che un bel giorno ha detto "No, grazie", si è tolto camicia e cravatta e si è messo a fare meridiane.
Adesso ti accoglie nella sua casa zeppa di libri e di storie e ti spiega dei movimenti del cielo, che regolano quelli della terra, e sulla terra, le stagioni, le lune e i respiri dell'uomo.
Oggi, una delle mie adorate rom mi ha detto "Tra un mese sono fuori casa. E' ora di cercarne un'altra. Ho paura".
Ticchetto e trascrivo annunci di appartamenti, villette, bifamiliari, tricolocali.
Mi domando quand'è che ci siamo dimenticati del tempo dell'universo e lo abbiamo fatto a pezzi nei nostri orologi. Quando abbiamo smesso di guardare in alto per guardare le cose. Quando abbiamo iniziato a definirci per ciò che abbiamo e non per ciò che siamo. Con lo stesso stupore delle mia rom che tra un mese è fuori casa, guardo le stanze in cui vivo e capisco come non siano mie, come la casa sia una cosa che cerchiamo tutti, ma che il cielo non ha.
Così penso che lascerò da parte tutta quest'ansia da caffeina, tirerò giù la coperta dall'armadio e andrò fuori a far compagnia ai vecchietti, buttando un occhio in alto per vedere dov'è finito Giove e se magari lì di fianco ci sono anche la pazienza silenziosa degli astri e la purezza nitida delle costellazioni. Due cose che anche noi, da qualche parte, dobbiamo pur aver avuto, una volta.
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categoria:bologna, blu notte
domenica, 23 agosto 2009
Rieccomi.
Sono tornata a Bologna dopo una settimana nei Balcani e una nell'alto Veneto.
Cominiciamo dai buoni propositi: sono stati essi raggiunti?
-Chiedere molto meno scusa: non sapendo una parola nè di serbo nè di croato, non sono riuscita a prostrami ai piedi di camerieri/tabaccai/negozianti come faccio di solito. Promossa, promossa! E promossa pure durante la seconda settimana, cioè quella in vacanza con le Mattarelle, perchè la signorina Rottermeier che anima il mio spirito educativo non chiede mai scusa. Al massimo chiede una birra.

-Leggere Pavese. La luna e i falò si son fatte i Balcani in camper, han visto trombe, monti, mucche e mare a volontà, ma io non sono riuscita ad andare oltre il secondo capitolo. Perchè da quelle parti i cimiteri punteggiano le colline, i colpi di granata sfregiano ancora le strade e la guerra è una cicatrice sottopelle. Non ho trovato il coraggio di aggiungere a tutto questo anche Pavese. Un'emozione alla volta.

-Prendermi cura delle mie ginocchia. Qui direi d'aver raggiunto il massimo dei voti. Le ho portate a ballare i ritmi di Kusturica, le ho fatte sbatttere contro vecchi tavoli di legno, oppure di plexigrass, oppure di ferro sverniciato. Contro port sconosciute e su per i sentieri pieni di fango, per poi riposare su coperte da pic nic. Hanno avuto anche l'opportunità di diventare rifugio per una donna disabile che ci si è appoggiata e ci ha fatto un riposino, con il suo corpo ritorto e lo sguardo che fissa sempre l'altrove. Promossa.

Sono tornata da queste vancanze con molte foto e poche certezze.
Le foto dormicchiano ancora dentro la macchina fotografica, in attesa di essere riviste, selezionate, nominate e infilate nelle lenzuola pulite dei ricordi.
Le certezze non hanno mai avuto un posto fisso, da queste parti. Tutt'al più restavano il tempo di una notte, come nei bed and breakfast.
Me ne servirebbero un paio da tenere sottomano, come il cacciavite quando si rompe un rubinetto.
Ma ho imparato che quando pensi di aver costruito una casa, nei negozi, qualche strada solida, magari arriva la guerra, fa tremare i muri, crollare i negozi, riempire le strade di odio e di violenza. Per ricostruire ci vogliono anni, molta pazienza e pochissima voglia di trovare spiegazioni.
Così mi accontento.
Ho un lavoro da vendere e dei sorrisi da regalare.
Ho piantato dei semi in alcuni cuori e li vedo crescere con tenacia.
Ho un piccolo amore che sembra una biglia sul ponte di una nave.
Mi accontento di ricucire futuri, annaffiare piante, raccogliere biglie e guardo crescere determinata quella ragazza veneta con le mollette che canticchia sempre vecchie canzoni d'amore.
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giovedì, 06 agosto 2009
Pace amore e gioia infinita.

Domani parto per le vacanze e questo mi mette addosso una pace karmica. Ma anche, non può mancare,  un nervosismo da szdaura, come dicono qua.
Tutte le valigie da fare, mettere le pile di maglette nelle borse, che bastino per dopo ferragosto, per dopo il venti, per dopo la montagna con le mattarelle, e chissà che altro.
Tutte le mail mandate, tutte le mani strette, tutte le facce incontrate con distribuzione rituale di compiti per le vacanze.

Un disordine totale nella pancia e un mare di buon propositi.

La stanchezza di chi non si è risparmiato (citazione) mi accompagna, quindi so che quando tonerò ci sarà sempre il solito casino tremendo, ma avrò anche qualcuno che mi passa il filo giusto per cominciare a sbogliarlo, o se non altro si vedrà ancora l'ultimo pezzo di strada buono fatto assieme.

Piccole cose, piccole case nei progetti futuri personali e lavorativi.
Piccoli libri, piccole pozioni nel presente di quasi vacanza.
Piccoli propositivi, dicevamo: chiedere molto meno scusa, leggere Pavese, occuparmi delle mie ginocchia.
E ovviamente: pace,  amore e gioia infinita.
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categoria:vacanze, bologna