Perchè io, anche, sarei una che legge parecchio.
Lo so che da come scrivo non si direbbe, ma siate clementi, cari i miei venticinque lettori!
Mi piacciono le poetesse, preferibilmente con un carico di sfighe formato dirigibile.
Emily Dickinson (schizofrenica, depressa, vissuta per tutto il tempo nella sua stanzetta in mezzo alla campagna).
Vivian Lamarque (adottata, sposata e risposata, in analisi per un decennio).
Alda Merini (gigantessa, unghie rosse, che si è vista il manicomio, ma da dentro).
E poi mi piacciono i poeti, non solo i veneti attaccati alla metrica, mi piace anche quello scoppiato di Boris Vian, o il Cummings romantico che non si può non sbrodolare, il Gozzano fuorimoda, Montale enorme. E tanti altri piccoli amici, ma mi fermo qui per oggi, che la cultura fa sempre calare l'audience.
Insomma, se non passassi tutto il tempo a pensare a me pensante o a rubar biscotti, o a elemosinare approvazione, o a raschiare il fondo delle scuse, sarei anche una lettrice.
Allora per ricordarmelo, stasera scrivo una poesia.
E lo faccio anche un po' per scacciare dalla mente l'immagine di quel cattivone di Gigi Vianello, sbucato fuori dalle pagine di "Mi fido di te". Grazie, signor Carlotto Massimo e signor Abate Francesco, per gli incubi che mi regalerete pensando al caviale fatto col riso bollito o al pollo adulterato servito nelle mense scolastiche.
Ah sì, scrivo una poesia. Ma bella sfigata, eh, che non vorrei uscire troppo dalla riga di grigio che mi sto tracciando intorno.
Poesia, dicevo. Perchè mi sono stufata della nebbia e di tutto il resto. Mi sono stufata della consapevolezza sorda che mi fa sentire lucciola nel bicchiere rovesciato. Pallini di presa di coscienza mi escono dalle orecchie, dalla tasche spuntano certezze a gruppi di cinque, dalla borsa tracimano le convinzioni a mazzi. Perchè non basta chiarire dentro, bisogna agire fuori. Con tutte e due le mani o in punta di piedi, ma agire.
L'azione per oggi la affido a Boris Vian, perchè le parole mi servono pesanti.
Perchè ho conti in rosso ovunque, e ogni giorno corro per mettermi in pari.
Ma non lo dirò mai.
Ho male alla draghinassa
Ho male alla draghinassa
Ma non lo dirò mai
Ho male alla pancia
Ma non lo dirò mai
Ho male ai cardani
Ho male ai lubrificatori
Ho male al gingillo
Ho male alla borsa
Ma non lo dirò mai, ecco
Ma non lo dirò mai.
Lo so che da come scrivo non si direbbe, ma siate clementi, cari i miei venticinque lettori!
Mi piacciono le poetesse, preferibilmente con un carico di sfighe formato dirigibile.
Emily Dickinson (schizofrenica, depressa, vissuta per tutto il tempo nella sua stanzetta in mezzo alla campagna).
Vivian Lamarque (adottata, sposata e risposata, in analisi per un decennio).
Alda Merini (gigantessa, unghie rosse, che si è vista il manicomio, ma da dentro).
E poi mi piacciono i poeti, non solo i veneti attaccati alla metrica, mi piace anche quello scoppiato di Boris Vian, o il Cummings romantico che non si può non sbrodolare, il Gozzano fuorimoda, Montale enorme. E tanti altri piccoli amici, ma mi fermo qui per oggi, che la cultura fa sempre calare l'audience.
Insomma, se non passassi tutto il tempo a pensare a me pensante o a rubar biscotti, o a elemosinare approvazione, o a raschiare il fondo delle scuse, sarei anche una lettrice.
Allora per ricordarmelo, stasera scrivo una poesia.
E lo faccio anche un po' per scacciare dalla mente l'immagine di quel cattivone di Gigi Vianello, sbucato fuori dalle pagine di "Mi fido di te". Grazie, signor Carlotto Massimo e signor Abate Francesco, per gli incubi che mi regalerete pensando al caviale fatto col riso bollito o al pollo adulterato servito nelle mense scolastiche.
Ah sì, scrivo una poesia. Ma bella sfigata, eh, che non vorrei uscire troppo dalla riga di grigio che mi sto tracciando intorno.
Poesia, dicevo. Perchè mi sono stufata della nebbia e di tutto il resto. Mi sono stufata della consapevolezza sorda che mi fa sentire lucciola nel bicchiere rovesciato. Pallini di presa di coscienza mi escono dalle orecchie, dalla tasche spuntano certezze a gruppi di cinque, dalla borsa tracimano le convinzioni a mazzi. Perchè non basta chiarire dentro, bisogna agire fuori. Con tutte e due le mani o in punta di piedi, ma agire.
L'azione per oggi la affido a Boris Vian, perchè le parole mi servono pesanti.
Perchè ho conti in rosso ovunque, e ogni giorno corro per mettermi in pari.
Ma non lo dirò mai.
Ho male alla draghinassa
Ho male alla draghinassa
Ma non lo dirò mai
Ho male alla pancia
Ma non lo dirò mai
Ho male ai cardani
Ho male ai lubrificatori
Ho male al gingillo
Ho male alla borsa
Ma non lo dirò mai, ecco
Ma non lo dirò mai.
postato da: potaci alle ore 22:45 | Permalink | commenti (2)
categoria:bologna, uno che la sapeva lunga
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