lunedì, 03 marzo 2008
Il vento e il ritorno
Sabato a Bologna c'era il vento.
Quasi primaverile, che soffia, scompiglia, scompagina, rasserena, raffredda.
E c'ero anche io, in mezzo al vento. Con la solita bici nera e i capelli raccolti stretti. La coda d'ordinanza aveva lasciato il posto ad una matassa di capelli imbrigliata da un labirito di mollette. Se in casa ci fossero state anche quelle di palstica per stendere, credo proprio che le avrei usate.
Pedalavo nel bel mezzo del Pilastro, quartiere di palazzoni e lingue mescolate, quartiere che resiste e cresce. Un bell'ammasso di edifici fatti su seguendo le istruzioni dei Lego e dipinti con quello che era rimasto in terra dopo l'ultima alluvione.
Ma dicevo.
Pedalavo al Pilastro e, d'improvviso, La vedo.
Questo vento incredibile aveva dato nuove energie anche a Lei.
Era quasi bella, coraggiosa, con la forza dei sopravvissuti.
Una FIAT Duna.
Al volante, un cammelliere umarell con tanto di cappello.
Mi passa davanti, con colpo di acceleratore sfiora i cinquanta kilometri orari.
E tutto si riempie di meraviglia. Sto ancora respirando il suo gas di scarico.
Una Duna è per sempre.
Dedico il ricordo di questa eroina solitaria a Saponetta, che nei sedili posteriori di un'impavida Duna ha trascorso la sua infanzia, attaccando moccolo ai finestrini e litigando con i fratelli per il posto dietro alla mamma, l'unico che assicurava l'impunità totale.
postato da: potaci alle ore 20:51 | Permalink | commenti
categoria:bologna, bicicletta
martedì, 22 gennaio 2008
Continua, sempre su questi schermi, la saga della bici bolognese!
Oggi metto giù il testo di una canzone. No, niente componimenti by potaci, questa volta ci affidiamo alla penna del signor f.de andrè che ha scritto questo testo per (ahimè) i new trolls.
Ovviamente è una canzone ma anche un ricordo. Ancora una volta la mia infanzia, quando dalle ginocchia di mio padre guardavo il mondo mentre lui suonava la chitarra. Io pestavo con forza un sonaglio blu sul bordo delle scrivania, facendo da maldestro accompagnamento.
Mi viene ancora in mente la tenerezza che mi suscitava il protagonista di questa storia, senza bici.
Uno spiantato che non aveva sogni grandiosi da smerciare. Nessun tappeto volante, o castelli, o lauree in corso o viaggi intorno al mondo. No. Lui voleva una bicicletta. Perchè era questo che gli serviva, per andare al lavoro ogni giorno e vivere il presente, pedalando la mattina presto.
La precisione della richiesta, oggi, mi lascia basita. Niente macchina da signori, o villa in campagna. Una bici, perchè se questa è la mia vita, almeno, la costruisco con onestà e fierezza. Un gesto pulito, una pedalata dopo l'altra. Chissà se Irish è andato in pensione, o se gli è venuto un cancro lavorando in fabrica. Mi piacerebbe incontrarlo, quest'uomo che voleva una bici da far andare su una strada che forse non aveva scelto. Ma poteva scegliere di farci salire la morosa, su quella bici, lungo le sue trenta miglia. O attaccarci una busta della spesa con dentro il pane per la cena. Che il pane, spezzato per due, ha tutto un altro sapore.
Ora, per dire, quel sonaglio sta nella borsa da clown.
Ora, per dire, la chitarra prende polvere tra i malumori del fine settimana.
Ora, per dire, la mia bici sta parcheggiata qui davanti, tutta intera, come me.

1971-Signore, Io sono Irish

Signore, io sono Irish,
quello che non ha la bicicletta.
tu lo sai che lavoro, e alla sera
le mie reni non cantano.
Tu mi hai dato il profumo dei fiori,
le farfalle, i colori.
E le labbra di Ester create da te,
quei suoi occhi incredibili solo per me.

Ma c'è una cosa, mio Signore, che non va.
Io che lavoro dai Lancaster
a trenta miglia dalla città
io nel tuo giorno sono stanco,
sono stanco come non mai,
e trenta miglia più trenta miglia
sono tante a piedi, lo sai.

Ed Irish, tu lo ricordi, Signore,
non ha la bicicletta.
                                  
Nel tuo giorno le rondini cantano
la tua gloria è nei cieli.
Solo io sono triste, Signore,
la tua casa è lontana.
Devo stare sul prato a parlarti di me,
e io soffro, Signore, lontano da te.
 
Ma tu sei buono, tra gli amici che tu hai
una bicicletta per il tuo Irish
certamente la troverai,
anche se è vecchia non importa,
anche se è vecchia mandala a me,
purché mi porti nel tuo giorno
mio Signore fino a te.
 
Signore, io sono Irish,
quello che verrà da te in bicicletta.

postato da: potaci alle ore 21:19 | Permalink | commenti (1)
categoria:bologna, bicicletta, tagliare la pelle del cuore
domenica, 20 gennaio 2008
Preghierina domenicale in piedi sulla sedia

Caro Signore delle biciclette
tu, che proteggi le vecchiette
quelle che vanno piano sui pedali
e quelle che ai piedi hanno le ali

Tu, che accogli tutti i ciclisti
da quelli allegri a quelli un po' tristi
Tu, che fai ben attenzione
affinchè sulla sella non ci caghi un piccione
Tu, che senza fare una piega
incenerisci il ladro che la bici ci frega

Caro Signore io ti chiedo aiuto
affinchè il mio campanello non rimanga muto.

Ho una bici nuova, comprata giovedì
son sicura che la vedi anche da lì
Ruotina  Turner , Bacarozza, Sfreccia  Nera
sul nome da darle mi arrovello fino a sera
Ma non è questo il problema Caro Signore,
il danno fatto è ben maggiore.

Ieri pomeriggio, un nano di tre anni
con un grande talento per far danni
mentre ero un po' distratta
ha combinato una curiosa malefatta
infatti, con una mossa delle sue
mi ha sgonfiato le ruote, tutte e due!

Caro Signore delle biclette
tu, che proteggi le vecchiette
mandami presto angelo ciclista
a vegliare sulla mia bici anche quando non è in pista
sono stufa infatti di dare soldini
al biciclettaro di Via Mazzini
che con gli euro che gli ho lasciato
s'è comprato tutte le bici fino ad Argelato!

Grazie mille Singore,
esaudisci il mio desiderio per favore
non mi serve bartali o coppi o un altro campione
basta anche un angelo ciclista d'occasione
che protegga la mia bici dalle sfighe
e dai ladri con la maglia a righe!
 
postato da: potaci alle ore 10:30 | Permalink | commenti (2)
categoria:bologna, bicicletta
martedì, 16 ottobre 2007

Cosa direbbe Rossana Campo? E il karma, il karma cosa direbbe? Ahi io ci provo, a pensare ai fiori, a fare le cose belle e meravigliose che rendono la vita un brivido che vola via (la poesia...)ma oggi direi che posso anche alzare il mio mento signorile, arricciare il naso, girare lievemente la testa e sussurrare con sottile rossore: "Porco cazzo! Mi hanno fottuto la bicicletta!"

Ieri, Bologna, esterno notte. Quasi le due. Esco ciondolante dal cinema dopo tre ore di "No direction home", film documentario su Bob Dylan. Bello è bello eh, però tre ore di sottotitoli stendono pure Mollica. Dicevo, esco e commento questa pellicola, tra gli sbadigli dei 50 stoici cinefili che hanno resistito fino alla fine. Tiro fuori le chiavi dalla tasca. Mi avvicino alla rastrelliera...e vedo il vuoto siderale al posto della mia bici. A questo punto Bob Dylan passa decisamente in secondo piano e snocciolo un rosario di bestemmie in veneto stretto che ancora un po' Zanzotto mi invita a casa sua per un seminario sulla filologia post unitaria.

E poi torno a casa in auto, e poi lo racconto al coinquilino Basetto e poi cerco di pensare che è solo una bici, e non un fido destriero sempre al mio fianco. E allora sto pomeriggio vado a recuperarne un'altra che ho lasciato in giro per la città. Eppure mi mancherà, la sua commovente ruggine sul fanalino, il suo cigolio ammiccante su per il ponte di San Donato...e poi, ri-porco cazzo, era pure l'unico mezzo di trasporto che c'avevo, ecco!

Secondo me. Secondo me è l'atc che le ciula, le biciclette. I controllori, che ogni santo giorno salgono sugli autobus con faccia altera e dicono "prego, vediamo un po' i biglietti" un bel momento hanno deciso che non ci guadagnavano abbastanza, da questo strozzinaggio della vecchietta. Son belli inflessibili i controllori dell'atc. I loro sguardi non si impietosiscono, nessuna scusa: non avevi le monete per fare il biglietto?cara la mia vecchina artritica, potevi andare a piedi che è tutta salute! Sei salita di corsa per sfuggire ad uno scippatore?Cara la mia adolescente, bisogna essere aperti alle nuove esperienze! Be', insomma, secondo me un bel giorno i controllori atc si sono riuniti e han deciso che i soldi delle multe non bastavano e si son fatti venire quest'idea qua. Tra un controllo sull'autobus notturno e l'altro, scorazzano per la città armati di tronchese a rubare le bici degli studenti, che dal giorno successivo saranno obbligati a prendere l'autobus...geniale, no? E così, in realtà il deposito dei dragobruchi atc è anche un deposito di bici, che vengono usate per trainare il 13 e il 19 quando proprio non ce la fanno più. Oppure, abilmente rimaneggiate, le bici sottratte agli operosi studenti, diventano esse stesse degli atubus, come il vecchio 576, che nessuno ha mai visto fermarsi. Trattasi codesto, infatti, di autobus destinato non al trasporto passeggeri, ma a girare senza sosta per la città, così da dimostrare come funziona bene il servizo pubblico. Ecco, ne sta passando uno proprio ora...ed ecco,il faro anteriore destro non assomiglia forse, in modo inquietante, al fanale della mia cara bicicletta?

postato da: potaci alle ore 09:52 | Permalink | commenti (1)
categoria:bologna, bicicletta, rossana campo