domenica, 11 maggio 2008
Righe con la bic nera per descrivere questi ultimi giorni.
Ho fatto diverse cose, tra cui passare del tempo con le amiche bolognesi.
Tra cui telefonate spezzettate alle amiche bellunesi.
Tra cui inizare un nuovo lavoro.
Dal curriculum al colloquio, quattro mesi.
Dal colloquio all'assunzione, praticamente tre settimane.
Però si tratta di uno di quei lavori che volevo fare da piccola, quindi è con una certa soddisfazione che spero di non dover più usare "educatrice pallina" come tag. Basta, grazie, essere svegliata alle sette meno dieci e spedita in una scuola qualunque con un ragazzo fragile da non rivedere il giorno successivo. E' stata comunque un'esperienza ricca, quella delle sostituzioni di educatori a scuola.
Mi ha permesso di ficcare le mani in moltissime esperienze educative diverse: percorsi che vanno dalla ricostruzione di vissuti frantumati allo sviluppo di capacità residue. Interessante perchè ancora una volta mi ha fatto capire quanto sia centrale, per un lavoro ben fatto, scommettere molto sulla relazione che si instaura con chi ci sta di fronte. Senza sbrodolare nella compassione, ma cercando gli strumenti per essere esempio, compagno, aiuto e chissà cos'altro.
Quando inizi a conoscere un utente, perchè è giusto anche usare questo termine qui qualche volta, ti rendi conto che non sarà mai un rapporto alla pari, ma che il resto è tutto da scrivere. Si devono stabilire i confini della fiducia, dell'entusiasmo, della libera iniziativa. Ho visto, ad esempio, un ragazzino di terza media arrampicarsi sul muro di cinta della scuola per recuperare un pallone sotto gli occhi accondiscendenti dell'educatore di turno. Tutto parte dalla relazione che lega le due figure, che detta i tempi e i modi per la crescita. Ogni possibilità di miglioramento è vincolata anche al fatto che l'altro si fidi di te pur riconoscendoti sempre come persona responsabile, adulto a cui fare riferimento senza essere immobilizzato dai pudori della paura.
Una piccola riflessione serale, questa, dovuta anche al fatto che con il lavoro nuovo di relazioni significative dovrò crearne sei. Non è facile entrare nel cuore e nella casa di sei persone diverse.
Come chiavi per riuscirci mi porto l'entusiasmo di aver raggiunto questo piccolo obiettivo, i colori dei clown che ho imparato ad usare al momento giusto e qualche strumento maturato pian piano.
Mi porto l'idea di crescere assieme, del rispetto dell'altro anche quando sembra fuori dal comune e chiacchera molto volentieri con un tappo del detersivo.
Mi porto il fatto che in questi mesi sono stata con la testa via, ma ho avuto al mio fianco persone che non hanno mai smesso di credere in me e di riconoscermi tutta intera, anche se alcune delle mie capacità se ne andavano gorgogliando giù per lo scarico del cesso. Gente che mi chiamava per nome quando allo specchio io non vedevo altro che un'ombra. Sono queste persone che mi hanno insegnato che la diversità sta negli occhi di chi guarda, e che non serve guardare altrove per trovare degli esseri umani perfetti.
postato da: potaci alle ore 21:39 | Permalink | commenti
categoria:bologna, blu notte, tagliare la pelle del cuore, mento a parte
lunedì, 15 ottobre 2007

Siccome questa settimana, ahimè, lo devo proprio restitiure, il libro della Campo, lascio qui un altro pezzetto. Per ricordarmelo, per mettere un po' di magia e perchè è il finale. Non svela niente, come finale, ma sa di buono.

"Anche oggi è stato un giorno così, uno di quei giorni che si sta in giro tutto il tempo e a forza di stare sedute in un bar all'aperto la sera si trasforma in notte. E' a questo punto che il blu della sera diventa blu notte. Bisogna dire che il blu notte  richiede uno sforzo d'attenzione speciale se si vuole percepirlo. Perchè sennò si vede solo il buio."

Ora che lo rileggo, questo pezzetto, mi viene in mente anche un altro motivo per cui l'avevo scelto, tra i tanti. Perchè in questo periodo mi viene proprio difficile percepire il blu notte. Mi sembra tutto buio. Mi sembra che alcuni pezzi si stiano perdendo. Come una Pollicino un po' troppo cresciuta, mi ritrovo a lasciare per la strada dei pezzi. Che si chiamano serentià e spensieratezza, a volte. A volte si chiamano telefonate e progetti. Mi sembra che sto qui a guardare fuori senza più riuscire a capire dove sia il mio posto. Forse però, questi libri mi ricordano dove devo andare, e alcune persone mi accompagnano fuori con la determinazione e grazia necessarie.

postato da: potaci alle ore 16:40 | Permalink | commenti
categoria:rossana campo, blu notte, uno che la sapeva lunga