giovedì, 10 dicembre 2009
Avevo in mente di scrivere due righe su una specie di gelosia solletico che mi prende in questi giorni.
Un amico nuovo, con cui però mi è capitato di condividere intimità improvvise e piccole confidenze sottopelle mi fa pensare. Si tratta, tra di noi, di qualche chiacchiera dopo il lavoro e una onestà disarmante, nell'esprimere le idee, i gusti musicali, le speranze e i racconti delle vacanze.
Negli ultimi giorni ha preso la rincorsa per sbattere contro ad una ragazza strana, che un po' mi fa arrugginire i gomiti negli abbracci. Così ho questa febbre di quasi gelosia per una persona nuova, che mi sta simpatica e vorrei avere un po' di tempo per spiegargli che, per farsi del male, van poi bene anche i cocci di bottiglia.
Una sensazione nuova, che c'entra con la voglia di tenere vicino a me i visi a cui tengo e forse anche con un po' di rassegnazione al vederlo di meno in questo periodo.
Volevo scrivere tutto questo, mettendo qualche svolazzo qua e là, due virgole in più.

Poi girovagando ho trovato Natan Zach.
E ho capito che alcune volte bisogna dirsi le cose tutte in fila.
Glielo devo dire, che gli voglio bene.
E che tutto sommato, mi piace c'entrare un po' con la sua vita, con tutte le testate che ci staranno dentro!


Natan Zach-Sento Cadere Qualcosa

Sento cadere qualcosa, disse il vento.
Nulla, soltanto il vento, calmò la madre.

Sei colpevole quanto lui, sentenziò il giudice all'accusato.
Un uomo non è che un uomo,
spiegò il medico ai famigliari sgomenti.

Ma perché, perché, il ragazzo s'è domandato,
non credendo ai suoi occhi.

Chi non vive a valle sta in montagna,
stabilì l'insegnante di geografia
senza alcuno sforzo apparente.

Ma solo il vento che portò via
la mela tenne a mente ciò che la madre nascose al figlio:

che mai, mai, mai si sarebbe consolato.

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categoria:bologna, blu notte
lunedì, 24 agosto 2009
Ho bevuto il caffè un'ora fa e adesso ticchetto come neanche le bombe della Banda Bassotti per far esplodere il deposito di zio Paperone.
Ho scritto un articolo su un signore che un bel giorno ha detto "No, grazie", si è tolto camicia e cravatta e si è messo a fare meridiane.
Adesso ti accoglie nella sua casa zeppa di libri e di storie e ti spiega dei movimenti del cielo, che regolano quelli della terra, e sulla terra, le stagioni, le lune e i respiri dell'uomo.
Oggi, una delle mie adorate rom mi ha detto "Tra un mese sono fuori casa. E' ora di cercarne un'altra. Ho paura".
Ticchetto e trascrivo annunci di appartamenti, villette, bifamiliari, tricolocali.
Mi domando quand'è che ci siamo dimenticati del tempo dell'universo e lo abbiamo fatto a pezzi nei nostri orologi. Quando abbiamo smesso di guardare in alto per guardare le cose. Quando abbiamo iniziato a definirci per ciò che abbiamo e non per ciò che siamo. Con lo stesso stupore delle mia rom che tra un mese è fuori casa, guardo le stanze in cui vivo e capisco come non siano mie, come la casa sia una cosa che cerchiamo tutti, ma che il cielo non ha.
Così penso che lascerò da parte tutta quest'ansia da caffeina, tirerò giù la coperta dall'armadio e andrò fuori a far compagnia ai vecchietti, buttando un occhio in alto per vedere dov'è finito Giove e se magari lì di fianco ci sono anche la pazienza silenziosa degli astri e la purezza nitida delle costellazioni. Due cose che anche noi, da qualche parte, dobbiamo pur aver avuto, una volta.
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categoria:bologna, blu notte
domenica, 11 maggio 2008
Righe con la bic nera per descrivere questi ultimi giorni.
Ho fatto diverse cose, tra cui passare del tempo con le amiche bolognesi.
Tra cui telefonate spezzettate alle amiche bellunesi.
Tra cui inizare un nuovo lavoro.
Dal curriculum al colloquio, quattro mesi.
Dal colloquio all'assunzione, praticamente tre settimane.
Però si tratta di uno di quei lavori che volevo fare da piccola, quindi è con una certa soddisfazione che spero di non dover più usare "educatrice pallina" come tag. Basta, grazie, essere svegliata alle sette meno dieci e spedita in una scuola qualunque con un ragazzo fragile da non rivedere il giorno successivo. E' stata comunque un'esperienza ricca, quella delle sostituzioni di educatori a scuola.
Mi ha permesso di ficcare le mani in moltissime esperienze educative diverse: percorsi che vanno dalla ricostruzione di vissuti frantumati allo sviluppo di capacità residue. Interessante perchè ancora una volta mi ha fatto capire quanto sia centrale, per un lavoro ben fatto, scommettere molto sulla relazione che si instaura con chi ci sta di fronte. Senza sbrodolare nella compassione, ma cercando gli strumenti per essere esempio, compagno, aiuto e chissà cos'altro.
Quando inizi a conoscere un utente, perchè è giusto anche usare questo termine qui qualche volta, ti rendi conto che non sarà mai un rapporto alla pari, ma che il resto è tutto da scrivere. Si devono stabilire i confini della fiducia, dell'entusiasmo, della libera iniziativa. Ho visto, ad esempio, un ragazzino di terza media arrampicarsi sul muro di cinta della scuola per recuperare un pallone sotto gli occhi accondiscendenti dell'educatore di turno. Tutto parte dalla relazione che lega le due figure, che detta i tempi e i modi per la crescita. Ogni possibilità di miglioramento è vincolata anche al fatto che l'altro si fidi di te pur riconoscendoti sempre come persona responsabile, adulto a cui fare riferimento senza essere immobilizzato dai pudori della paura.
Una piccola riflessione serale, questa, dovuta anche al fatto che con il lavoro nuovo di relazioni significative dovrò crearne sei. Non è facile entrare nel cuore e nella casa di sei persone diverse.
Come chiavi per riuscirci mi porto l'entusiasmo di aver raggiunto questo piccolo obiettivo, i colori dei clown che ho imparato ad usare al momento giusto e qualche strumento maturato pian piano.
Mi porto l'idea di crescere assieme, del rispetto dell'altro anche quando sembra fuori dal comune e chiacchera molto volentieri con un tappo del detersivo.
Mi porto il fatto che in questi mesi sono stata con la testa via, ma ho avuto al mio fianco persone che non hanno mai smesso di credere in me e di riconoscermi tutta intera, anche se alcune delle mie capacità se ne andavano gorgogliando giù per lo scarico del cesso. Gente che mi chiamava per nome quando allo specchio io non vedevo altro che un'ombra. Sono queste persone che mi hanno insegnato che la diversità sta negli occhi di chi guarda, e che non serve guardare altrove per trovare degli esseri umani perfetti.
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categoria:bologna, blu notte, tagliare la pelle del cuore, mento a parte
lunedì, 15 ottobre 2007

Siccome questa settimana, ahimè, lo devo proprio restitiure, il libro della Campo, lascio qui un altro pezzetto. Per ricordarmelo, per mettere un po' di magia e perchè è il finale. Non svela niente, come finale, ma sa di buono.

"Anche oggi è stato un giorno così, uno di quei giorni che si sta in giro tutto il tempo e a forza di stare sedute in un bar all'aperto la sera si trasforma in notte. E' a questo punto che il blu della sera diventa blu notte. Bisogna dire che il blu notte  richiede uno sforzo d'attenzione speciale se si vuole percepirlo. Perchè sennò si vede solo il buio."

Ora che lo rileggo, questo pezzetto, mi viene in mente anche un altro motivo per cui l'avevo scelto, tra i tanti. Perchè in questo periodo mi viene proprio difficile percepire il blu notte. Mi sembra tutto buio. Mi sembra che alcuni pezzi si stiano perdendo. Come una Pollicino un po' troppo cresciuta, mi ritrovo a lasciare per la strada dei pezzi. Che si chiamano serentià e spensieratezza, a volte. A volte si chiamano telefonate e progetti. Mi sembra che sto qui a guardare fuori senza più riuscire a capire dove sia il mio posto. Forse però, questi libri mi ricordano dove devo andare, e alcune persone mi accompagnano fuori con la determinazione e grazia necessarie.

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categoria:rossana campo, blu notte, uno che la sapeva lunga