Quanto può essere sottile un vetro.
Oggi ho scoperto quanto può essere sottile un vetro. Sono stata in una scuola materna, anzi, in un asilo. Perchè, per me, la scuola materna o dell'infanzia, si chiamerà per sempre asilo. Per sempre, o almeno finchè riuscirò a ricordarmi il nome della mia maestra (Ivana) e il sapore del riso al pomodoro che preparava la cuoca (Luigina). O di quando ho portato la mia bambola (Simona) a pranzo con me, ed era alta esattamente come noi bambini. O di quando giocavamo con degli omini di pastica attorno ad un tavolo con le chiazze di pongo e io volevo avere il puffo pasticcere, ma era capitato ad un mio amico (Diego) che non aveva nessuna intenzione di cedermelo. Insomma, finchè riuscirò a tenere in mente tutti questi ricordi, e tutti questi nomi, dirò che sono andata all'asilo. Poi, più avanti con gli anni, comincerò a parlare di PEI e di POF,di alunni e moduli, e magari anche a fare la permanente e a dire scuola dell'infanzia.
Ma non divaghiamo.
Per tutta la settimana sarò in questo edificio basso e colorato, con i muri pieni di disegni ed un inconfondibile odore di purè nei corridoi. Oggi, primo giorno. Dopo pranzo, il mio bambino speciale si è messo a giocare vicino ad una portafinestra. E allora ho capito quanto può essere sottile un vetro. Ero lì che cercavo di immaginare che cosa avesse di tanto affascinante questo angolo di stanza, con una porta a vetri che lascia intravedere il retro della scuola. Ero lì che borbottavo con il bimbo e che ne seguivo i gesti. E oltre il suo dito tozzo e macchiato di pennarelli, appare una delle ragazze che servono alla mensa della scuola. In pausasigaretta, o qualcosa del genere. Il dito prosegue, il mio sguardo si ferma. Perchè io quella lì, la conosco. Infatti, si gira e mi saluta. E' una ragazza che ho già incontrato, e di cui forse parlo anche da queste parti. E' anche lei una cenerentola interinale, mandata a scodellare pasti in un asilo sperduto nella periferia bolognese. Lei, oltre il vetro, dopo il saluto, finisce la pausa e torna alle cucine. Io, oltre il vetro, dopo il saluto, finisco a guardare il viso del bimbo, che ha visto la scena e mi osserva da sotto in su. Socchiude gli occhi, sorride, e andiamo a leggere un libro.
Ecco, oggi ho imparato quanto può essere sottile un vetro. E ho imparato che certi vetri sono fatti per essere rotti. E ho imparato che altri vetri servono per separare, dividere, spezzare e infine tenere fuori il freddo dal cuore e metterci due occhi socchiusi che vogliono leggere un libro.
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