lunedì, 06 ottobre 2008
Otto ore di, a, da, in, con e tutte le preposizioni dietro in fila.
Otto ore con le matterelle.
Otto ore per le matterelle.
Che lavoro, signora mia.
Mi tiene bella sveglia e mi rinfresca le domande.
Buffo rispondere "Faccio l'educatrice".
Pittrice, ha un senso: persona che disegna, quadri, superfici varie.
Domatrice, collaudatrice, smerigliatrice.
Ma educatrice, via, siamo seri.
Sembra il nome di un piatto tipico ligure "educatrice in posto di matte". Ci manca solo il sugo di noci, ora che c'è l'autunno.
Insomma, oggi son stata parecchio con le mie matterelle, che mi fanno parecchio ridere e anche parecchio preoccupare e che aggiungono a tutto questo un carico di domande esistenziali al ritmo di dieci al secondo. Tentennare non è concessso.
Ma io non ce la faccio a fornire sicurezze su tutti i fronti, specie se la domanda in questione è "Sarò felice nella vita?".
No, mi dispiace, non sono uno di quei libri che lo apri e c'ha le risposte. E quindi penso sempre bene prima di dare seguito ad inutili tristezze e fraintendimenti. Perchè una che ti fa una domanda così, con gli occhi puntati in faccia e le mani a torturare i lembi della giacca, è chiaro che è tremendamente interessata alla risposta.
Quotazioni in borsa della felicità, o qualcosa del genere.
Le domande sul futuro sono frequenti e a bruciapelo, con queste nuove matterelle.
Frequenti come i gatti nei ristoranti cinesi.
Frequenti come le matricole ad ottobre.
Frequenti come i punkabbestia in Piazza Verdi.
Frequenti come i rompicognlioni sul 13 all'ora di punta.
Robe così.
Insomma, ho deciso cosa rispondere, a queste questioni sulla felicità. Mi è costato dei bei sacchettini di pensieri da portare a casa dal lavoro. A cui vanno aggiunte delle gamelle di parole raccolte a mazzi e infilate lì, per pernsarci poi dopo con calma.
Insomma, ho deciso.
Se la domanda sarà ancora "Sarò felice nella vita?", allora la risposta sarà "Oggi è la tua vita. Costruiamola assieme, questa felicità".
E affanculo tutto il resto (calcolatrice, spigolatrice, venditrice, cucitrice)
E affanculo tutto il resto (umanità, adultità, responsabilità)

postato da: potaci alle ore 22:18 | Permalink | commenti
categoria:bologna, tagliare la pelle del cuore, mento a parte
mercoledì, 17 settembre 2008
Ho sette matterelle nuove. L'ho già detto?
No, se serve, lo ridico.
Ho sette matterelle nuove, lavoro nuovo, gruppo nuovo, colleghe nuove.
Nuovi punti scuri scuri, ma anche nuove persone con cui cantare a squarciagola mentre si apparecchia il tavolo.
Questo posto mi mette in dubbio, mi tira in mezzo, mi succhia le energie, mi fa scrivere domande col pennarello rosso, mi fa tirare su le maniche e i capelli, mi fa pensare molto, mi fa giocare con le matite, mi fa preparare caffè d'orzo, mi fa sedere vicino alla finestra, mi fa salutare dal balcone.
Mi piace, un sacco.
postato da: potaci alle ore 14:19 | Permalink | commenti
categoria:bologna, mento a parte
sabato, 06 settembre 2008
Sto aspettando che si scongeli il burro per fare una crostata.
E' una cosa che ho fatto poco, ultimamente. Aspettare, non la crostata. Che grossi pezzi di farina agglomerata a uova giacciono ancora nel fondo della mia pattumiera, a testimonianza dell'ultimo tentativo di torta mal riuscito. O meglio: ho fatto un bellissimo dolce da frigo. O da credenza. Una di quelle torte che fuori sembra buonissima,
ma appena ne mordi un pezzo vai a prentare il dentista perchè ti è saltato un molare, oppure sputazzi ovunque tocchetti di burro e limone. Quindi, l'ultima mia creazione ha esplorato tutti i ripiani del frigo, si è fatta una passeggiata sugli scaffali della cucina, ha trascorso un fine settimana sul davanzale, prima di finire rinsecchita nel paradiso delle torte, dove un cuoco baffuto e sovrappeso distribuisce ciliegie candite e violette di zucchero a ore alterne.

Ma dicevamo.
Aspetto, e non posso fare altro.
Il burro mi impone dei ritmi che non mi so dare in questo periodo.
Non riesco ad aspettare, non tollero di essere messa in attesa, se qualcuno fa tre minuti di ritardo mi attacco al telefono con lo spirito di una casalinga che chiama quelli della promozione delle pentole.
Ho iniziato un nuovo lavoro, o meglio, lavoro vecchio con matterelle nuove, e devo imparare i loro tempi di relazione, i loro modi, e farli combaciare con i miei.
Invece mi sento addosso questa fretta, questo bisogno di acquisire, di mettere in valigia.
Devo imparare che ci vuole lentezza, ma comincia un po' a pesarmi essere sempre l'ultima arrivata. Oggi c'è il burro a ricordarmi che bisogna spendersi anche nell'arte dell'attesa, nella cortesia dei tempi morti, nella delicatezza delle assenze.
Per fortuna.
Perchè il rischio, se non ci si ferma ad aspettare, è anche quello di perdere la magia dell'incontro, quando poi finalmente si vede l'altro da vicino.
postato da: potaci alle ore 15:32 | Permalink | commenti
categoria:bologna, tagliare la pelle del cuore, buco nella tasca, mento a parte
domenica, 11 maggio 2008
Righe con la bic nera per descrivere questi ultimi giorni.
Ho fatto diverse cose, tra cui passare del tempo con le amiche bolognesi.
Tra cui telefonate spezzettate alle amiche bellunesi.
Tra cui inizare un nuovo lavoro.
Dal curriculum al colloquio, quattro mesi.
Dal colloquio all'assunzione, praticamente tre settimane.
Però si tratta di uno di quei lavori che volevo fare da piccola, quindi è con una certa soddisfazione che spero di non dover più usare "educatrice pallina" come tag. Basta, grazie, essere svegliata alle sette meno dieci e spedita in una scuola qualunque con un ragazzo fragile da non rivedere il giorno successivo. E' stata comunque un'esperienza ricca, quella delle sostituzioni di educatori a scuola.
Mi ha permesso di ficcare le mani in moltissime esperienze educative diverse: percorsi che vanno dalla ricostruzione di vissuti frantumati allo sviluppo di capacità residue. Interessante perchè ancora una volta mi ha fatto capire quanto sia centrale, per un lavoro ben fatto, scommettere molto sulla relazione che si instaura con chi ci sta di fronte. Senza sbrodolare nella compassione, ma cercando gli strumenti per essere esempio, compagno, aiuto e chissà cos'altro.
Quando inizi a conoscere un utente, perchè è giusto anche usare questo termine qui qualche volta, ti rendi conto che non sarà mai un rapporto alla pari, ma che il resto è tutto da scrivere. Si devono stabilire i confini della fiducia, dell'entusiasmo, della libera iniziativa. Ho visto, ad esempio, un ragazzino di terza media arrampicarsi sul muro di cinta della scuola per recuperare un pallone sotto gli occhi accondiscendenti dell'educatore di turno. Tutto parte dalla relazione che lega le due figure, che detta i tempi e i modi per la crescita. Ogni possibilità di miglioramento è vincolata anche al fatto che l'altro si fidi di te pur riconoscendoti sempre come persona responsabile, adulto a cui fare riferimento senza essere immobilizzato dai pudori della paura.
Una piccola riflessione serale, questa, dovuta anche al fatto che con il lavoro nuovo di relazioni significative dovrò crearne sei. Non è facile entrare nel cuore e nella casa di sei persone diverse.
Come chiavi per riuscirci mi porto l'entusiasmo di aver raggiunto questo piccolo obiettivo, i colori dei clown che ho imparato ad usare al momento giusto e qualche strumento maturato pian piano.
Mi porto l'idea di crescere assieme, del rispetto dell'altro anche quando sembra fuori dal comune e chiacchera molto volentieri con un tappo del detersivo.
Mi porto il fatto che in questi mesi sono stata con la testa via, ma ho avuto al mio fianco persone che non hanno mai smesso di credere in me e di riconoscermi tutta intera, anche se alcune delle mie capacità se ne andavano gorgogliando giù per lo scarico del cesso. Gente che mi chiamava per nome quando allo specchio io non vedevo altro che un'ombra. Sono queste persone che mi hanno insegnato che la diversità sta negli occhi di chi guarda, e che non serve guardare altrove per trovare degli esseri umani perfetti.
postato da: potaci alle ore 21:39 | Permalink | commenti
categoria:bologna, blu notte, tagliare la pelle del cuore, mento a parte