lunedì, 22 ottobre 2007

Ho un altro libro da restituire in biblioteca. Preso pochi giorni fa, già letto e pronto per tornare sullo scaffale. E' un volume spesso e con le pagine ingiallite, più dal tempo che dall'uso: "Storie  impreviste e altre storie ancora più impreviste" di Roald Dahl. L'ho scelto un po' a naso e a caso, perchè volevo qualche bel racconto in cui immergermi senza pensieri. Ovviamente, il gigante norvegese non mi ha deluso. E mi ha regalato anche qualcos'altro. Un odore, questa volta. Le pagine scorrono fluide ed eleganti, Dahl non lesina su aggettivi e colpi di scena finali, ma quello che mi fa scrivere è l'odore di questi racconti. Di che sanno, dei racconti che trattano in una lingua forbita di vecchie signore acide, maggiordomi perfidi, e di imbroglioni perfetti gentiluomini?

Per me, Dahl ha l'odore di rotoli di plastica che servono per rivestire i libri. Ha l'odore di compiti per casa del liceo. Perchè, tra i tanti racconti, ne ho trovato uno che mi era familiare, se ne stava ben stampato in lingua originale nel mio libro d'inglese delle superiori.  E allora, eccolo l'odore: di matite temperate sul tavolo di cucina, di the lasciato freddare nella tazza per finire una versone. L'odore sottile ma deciso della plastica che avvolge i libri, ben fermata negli angoli con robusti pezzi di nastro adesivo. L'odore dell'indelebile nero che la mia compagna usava per scrivere, proprio su quelle copertine, orrende frasi di Baglioni e Ligabue. Roald Dahl fa venir fuori la fame dell'una e tre quarti, quando arrivi a casa, scaraventi lo zaino per terra e ti tuffi sul pranzo, dopo cinque ore tra i banchi. Fa riemergere la noia del ripasso, le telefonate pre-compito in classe e i segnacci che lascia la gomma quando cancelli gli errori nei quaderni.

postato da: potaci alle ore 11:34 | Permalink | commenti
categoria:roald dahl, uno che la sapeva lunga